Selezionato Evento Focus

Collezione Autunno 2020

Per presentare i nuovi prodotti e aggiornamenti per l’autunno 2020, Vitra propone quattro ambienti distinti, progettati da quattro interior designer o studi di design differenti. Creati ispirandosi a una serie di personaggi immaginari, questi esclusivi ambienti domestici sono arredati con prodotti ideati da Edward Barber & Jay Osgerby, Ronan & Erwan Bouroullec, Antonio Citterio, Konstantin Grcic, Jasper Morrison e Jean Prouvé, nonché edizioni speciali degli iconici articoli d’arredo di Vitra.
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Vitra
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Signore X, F Taylor Colantonio

Il designer romano F Taylor Colantonio visualizza l’ambiente living di un eccentrico e colto storico dell’arte romano che torna a vivere nel palazzo di famiglia a seguito della Brexit. Colantonio immagina questo palazzo come un edificio eclettico che reca le tracce di generazioni di abitanti precedenti, ciascuno dei quali ha lasciato l’imprint delle mode dell’epoca. L’edificio di origine cinquecentesca è stato sostanzialmente rimodellato in stile Secondo Impero nel 1865 e presenta pavimenti in piastrelle dell’Ottocento, nonché antichi marmi e sontuosi arazzi che evocano l’antica Roma e l’amore della città per il teatro. Il contributo del Signore X a questo ricco collage riflette la sua passione per i mix di colori e materiali, per l’aspetto narrativo del design e per l’artigianato artistico. Gli oggetti che inserisce in questo spazio includono un Mariposa Corner Sofa e una nuova edizione della sedia Chaise Tout Bois, l’unico progetto di sedia del «constructeur» e designer francese Jean Prouvé interamente realizzato in legno.

 

Tatami, Charlap Hyman & Herrero

Il Box 2, progettato dallo studio di design Charlap Hyman & Herrero con sede a New York e Los Angeles, evoca la sala da pranzo di un’immaginaria collezionista e appassionata di arte e di design che coltiva un’intensa passione per l’estetica giapponese. Ispirata ai gusti bohémien decadenti delle «grandes dames» del Ventesimo secolo come Pauline de Rothschild e Marie-Laure de Noailles, questo romantico personaggio femminile è particolarmente attratto dalle tensioni tra il delicato e l’audace, il naturale e l’industriale, il vecchio e il nuovo. La padrona di casa combina pareti rivestite da damaschi floreali in seta ottocenteschi con un pavimento ricoperto da pannelli tatami giapponesi, optando al tempo stesso per una nuova sedia Moca di Jasper Morrison, espressione dell’approccio «super-normale» al design del progettista britannico: sobrio, utile e responsabile. Spicca inoltre il poetico Vase Découpage di Ronan ed Erwan Bouroullec, un contenitore cilindrico che assume un aspetto differente a seconda dell’angolo visivo.

 

A Possible Space, Gonzalez Haase AAS

Nel Box 3, progettato dallo studio di architettura berlinese Gonzalez Haase AAS, tutto è in divenire. Gli abitanti immaginari di questo spazio sono una coppia d’età incerta, legata da un rapporto indefinito, che vive presumibilmente in una struttura mobile in un luogo non specificato, ma decisamente urbano. Tutti gli elementi sono facilmente intercambiabili sia in termini di ubicazione che di funzione. Malgrado l’intrinseca flessibilità, l’ambiente rimane prettamente domestico, come sospeso nel tempo. Un oggetto perfettamente integrato in questo ambiente dalla forte espressività grafica è la nuova lounge chair Citizen di Konstantin Grcic, la cui estetica richiama gli iconici design in tubolare d’acciaio dell’era modernista, strizzando l’occhio alla cultura avanguardistica e anticonvenzionale della Silicon Valley.

 

The Long View, Daskal Laperre

Il Box 4, ideato dal duo di designer Daskal Laperre, riflette il carattere dell’immaginaria famiglia Keller che, in un’epoca dominata da moda e tendenze, adotta uno stile di vita dal ritmo più lento e rifiuta tutto ciò che è superfluo. Tale stile è simboleggiato dai loro mobili minimalisti e senza tempo, nonché dall’attenzione per il dettaglio. I membri di questa famiglia intellettuale si prendono molta cura dei pochi oggetti ma di altissima qualità che ornano il loro ambiente di casa e di lavoro. Qui si integra alla perfezione la piccola e iconica LCW (Lounge Chair Wood) di Charles and Ray Eames, che risale al loro periodo di sperimentazione delle complesse tecniche di modellazione del legno multistrato.

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Citizen, Konstantin Grcic, 2020

Insieme al produttore di mobili svizzero Vitra, il designer Konstantin Grcic ha progettato un prodotto che, grazie alla sua struttura anticonvenzionale, regala una sorprendente esperienza di seduta: la Lounge Chair Citizen.

 

Citizen è una reinterpretazione della Lounge Chair. Il suo linguaggio formale evoca elementi dei classici mobili in tubolare d’acciaio ma, con la sua esile silhouette che lascia intravedere tutti i componenti, è al tempo stesso un progetto consapevolmente antitetico alle classiche Lounge Chair riccamente imbottite. Il suo carattere è meno improntato a finalità di rappresentanza ed è invece espressione di una nuova concezione del comfort.

La struttura di Citizen si riallaccia alla tradizione delle icone della storia del design che, grazie alla loro costruzione innovativa, trasmettono all’utilizzatore una sensazione di seduta al tempo stesso dinamica e rilassante Der Aufbau von Citizen knüpft an die Tradition von Ikonen der Designgeschichte an, die ihren Benutzern durch eine neuartige Konstruktion ein gleichzeitig so dynamisches wie entspannendes Sitzgefühl vermitteln – come ad esempio la classica sedia a dondolo, la B.K.F Chair (1938) di Grupo Austral, nota anche come Butterfly Chair o Hardoy Chair, il cui sedile a forma di sacco di tela o di pelle è appeso in quattro punti a un semplice telaio in metallo, oppure la poltroncina girevole Karuselli (1965) del designer finlandese Yrjö Kukkapuro, la cui scocca è anch’essa sospesa in modo intelligente, consentendo in tal modo di compiere micro-movimenti.

La superficie di seduta di Citizen è appesa al telaio in tubolare d’acciaio mediante tre cavi d’acciaio, consentendo così un movimento oscillante in tutte le direzioni. Lo schienale fisso fa assumere alla parte superiore del corpo una posizione ergonomica semicircolare e impedisce di sprofondare nella poltroncina. Inoltre, il basamento girevole su cui poggia la struttura del telaio a oscillazione libera di Citizen, garantisce ulteriore flessibilità.

«Citizen combina elementi familiari con una modalità di costruzione completamente nuova, che abbiamo messo a punto insieme nel corso degli anni. Per me è stata un’esperienza molto arricchente dedicare così tanto tempo e cura allo sviluppo di un’idea», afferma Konstantin Grcic.

Sebbene Citizen sia stata fondamentalmente progettata per gli ambienti privati, si inserisce perfettamente in una serie di progetti che Vitra e Konstantin Grcic hanno realizzato alla luce delle nuove esigenze del mondo del lavoro: Stool Tool (2018) è al tempo stesso una superficie di seduta e un tavolo, la scrivania regolabile in altezza Hack (2016) è ripiegabile e trasformabile perfino in un divano, mentre le sedie per ufficio Rookie (2018) e Allstar (2014) si pongono volutamente in antitesi alla sedia tecnica per ufficio.

Citizen è disponibile in due varianti: «Citizen Highback» è una tipica Lounge Chair di forte impatto visivo, mentre «Citizen Lowback» con schienale più basso può essere allestita in gruppi per definire intere aree lounge. I rivestimenti imbottiti possono essere scelti in vari tessuti, mantenendo identico il rivestimento del sedile e dello schienale, mentre il cuscino per la nuca può essere scelto in colore a contrasto. 


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Chaise Tout Bois, Jean Prouvé, 1941

A causa della scarsità di metallo durante la seconda guerra mondiale, Jean Prouvé fu costretto ad affinare l’ingegno, progettando nel 1941 la propria unica sedia interamente realizzata in legno. Ora Vitra ripropone il progetto del costruttore francese, dimostrando che, non solo in virtù del suo materiale ma anche dello spirito inventivo del designer, questa sedia appare tuttora in linea con i tempi.

 

Durante la seconda guerra mondiale alcuni materiali, come il metallo, erano beni scarsamente disponibili. Anche Jean Prouvé in questo periodo fu perciò costretto a ingegnarsi. Jean Prouvé progettò così la Chaise Tout Bois che, come il nome stesso suggerisce, è interamente realizzata in legno. Dal punto di vista formale corrisponde in buona parte alla già nota sedia Standard.

Il profilo della sezione posteriore del telaio – supporto dello schienale e gambe posteriori – è una caratteristica tipica del design di Prouvé sia di arredi, sia di opere architettoniche. Questo progetto articola l'intenzione di Prouvé di rafforzare ulteriormente il punto di transizione tra sedile e schienale, dove è maggiore il peso del carico anatomico umano.

Durante la guerra, Prouvé creò diversi prototipi di questa seduta, per testarne la resistenza strutturale, ma anche i giunti, la posizione delle gambe e il collegamento tra sedile e schienale. La scelta del legno dipendeva dalla disponibilità di allora. Nel dopoguerra, tornò a essere disponibile il rovere che, per durezza e resistenza, veniva utilizzato comunemente in Francia nella costruzione di navi e tetti di cattedrali. Dato che queste proprietà sono ideali anche per una seduta interamente in legno, alla fine la Chaise Tout Bois venne realizzata in rovere e multistrato, disponibile anche nelle versioni tinte scure, su richiesta dei clienti di Jean Prouvé.

Nel 1947 Prouvé vinse un premio per la Chaise Tout Bois al concorso "Meubles de France". L'idea del concorso era di trovare arredi prodotti in massa di alta qualità e allettanti, per soddisfare le esigenze della società nel dopoguerra, in particolare dei profughi e delle giovani coppie di sposi.

La Chaise Tout Bois, che nel 2020 per la prima volta Vitra mette a disposizione per la produzione in serie, corrisponde a una delle varianti progettate da Jean Prouvé nel 1941, la cui costruzione non richiede neanche una vite. L'altezza e la geometria del sedile soddisfano i requisiti e le normative vigenti. La Chaise Tout Bois è disponibile in rovere chiaro o scuro tinto.


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Moca, Jasper Morrison 2020

Insieme a Vitra, Jasper Morrison ha progettato una sedia che si riallaccia alla tradizione delle robuste sedie in tubolare d’acciaio. Grazie all’approccio ‘super-normale’ al design di Jasper Morrison, la Moca Chair si inserisce in modo semplice e discreto in qualsiasi tipo di ambiente.

 

«Pensando ai bar e ai caffè di dimensioni contenute, mi sono reso conto che questa tipologia di seduta in multistrato e tubolare d'acciaio, originaria degli anni ’50 e ’60, creava l'atmosfera giusta. Inoltre, la maggior parte di quelle ancora in uso ha superato egregiamente la prova del tempo. L'obiettivo del progetto era, dunque, l'ideazione di una nuova sedia, caratterizzata da un'ergonomia migliore e dalla possibilità di essere impilata. Sebbene si addica benissimo alla casa, è stata chiamata Moca per riconoscerne il probabile ruolo quando si prende un caffè.» Jasper Morrison

 

Moca racchiude in sé le conoscenze accumulate da un designer esperto unite all'expertise nella fabbricazione di Vitra, oltre ad avere un aspetto così riservato da sembrare sempre esistita. La combinazione di questi tratti estetici con materiali particolarmente resistenti e pregiati assicura una vita utile particolarmente lunga a questo prodotto.

 

La base di Moca è costruita con due archi in tubi di acciaio: uno forma le gambe anteriori e il supporto dello schienale, mentre l'altro costituisce le gambe posteriori. Sugli elementi della base sono montate due scocche in impiallacciato multistrato per creare un sedile e uno schienale comodi e anatomici. Il design intelligente del sistema di protezione per l'accatastamento collocato tra il sedile e lo schienale offre una protezione ottimale per la superficie impiallacciata.

 

Le scocche del sedile di Moca vengono fornite in rovere impiallacciato scuro o naturale, mentre la base è disponibile nella versione cromata o con robustissima finitura opaca verniciata a polvere.

 

Moca soddisfa tutte le normative standard e, quindi, si presta all'utilizzo non solo in contesti privati, ma anche nei ristoranti e in altri luoghi pubblici.


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Vases Découpage, Ronan & Erwan Bouroullec, 2020

Negli ultimi vent’anni, dalla partnership tra Vitra e i fratelli Bouroullec sono nati numerosi progetti iconici. Al Salone del Mobile di Milano 2019, Vitra ha presentato i Vases Découpage come studio di design. Questi vasi dall’estetica artigianale hanno riscosso grandi consensi, per cui una selezione di questi progetti è stata ora messa a punto per la produzione di serie. I Vases Découpage incarnano lo spirito del tempo: invitano a far proprio l’oggetto realizzando svariate composizioni.

 

«La disposizione forma un equilibrio fragile, i colori e gli strati convergono finché, dai contrasti, non emerge una nuova armonia», afferma Ronan Bouroullec.

 

Pensieri dei designer riguardo ai Vases Découpage:

 

«Forme tagliate, cilindri pressofusi, barre estruse: un vaso di ceramica.

 

Ogni forma viene tagliata a partire da un panetto di argilla.

Alcune si inseriscono all’interno dei cilindri. Altre vi si infilano sopra.

Ogni barra viene estrusa, quindi deformata. Alcune di loro sono rivolte verso l’alto. Altre formano ponti.

Ogni cilindro è pressofuso. Le figure sono unite insieme in composizioni uniche e stravaganti.

 

La regolarità del cilindro si combina al candore dei panetti di argilla.

I colori e gli strati convergono.

La disposizione delle barre estruse forma un equilibrio fragile.

 

Il materiale argilla prende vita. 

Dai contrasti emerge una nuova armonia.»

 

Ogni Vase Découpage è costituito dalla combinazione di un contenitore cilindrico pressofuso e un set di barre e lastre astratte di argilla, che si possono applicare o collocare all'interno del vaso. Tutti gli elementi, disponibili in svariati colori, esibiscono un aspetto nettamente artigianale. Assieme creano composizioni poetiche che assumono un aspetto diverso a ogni angolatura: stravagante, ironico, anticonformista, vivace. I Vases Découpage sono disponibili in tre set: Barre, Disque e Feuille.


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Plywood Group LCW 75th anniversary edition, Charles & Ray Eames, 1945

Il Time Magazine ha definito la LCW 'la sedia del secolo' ed Eliot Noyes, Direttore di Design Industriale presso il MoMA di New York dal 1939 al 1946, ha descritto le Eames Plywood Chairs come 'un mix di genialità estetica e ingegnosità tecnica'. Nel 2020 la Plywood Chair compie 75 anni.

 

Nel 1945 Charles e Ray Eames riuscirono per la prima volta a mettere a punto un nuovo metodo per la produzione in serie di mobili: combinarono elementi realizzati in legno multistrato sagomati tridimensionalmente con raccordi flessibili in gomma, i cosiddetti 'shock mounts' (supporti antivibrazioni). Idearono così una delle sedie di design più famose del XX secolo.

La coppia di designer aveva sperimentato tecniche per la modellazione del legno multistrato in forme tridimensionali fin da quando si era trasferita a Los Angeles. Costruirono un macchinario all'interno della propria abitazione per curvare strati di legno precedentemente incollati tra loro. Grazie a questa macchina, che soprannominarono affettuosamente «Ala Kazam! like magic» (Abracadabra! Come per magia), esplorarono le possibilità offerte da questa nuova tecnica.

Durante la guerra, Charles e Ray compierono progressi con le proprie innovazioni, tanto da riuscire a produrre stecche per gambe e braccia per i feriti, commissionate dalla marina militare statunitense, nonché componenti modellati per aerei. Parallelamente proseguirono la propria attività sperimentale, ideando sculture, animali, mobili per bambini e altre opere in legno multistrato. Le Plywood Chairs suscitarono grande attenzione nel 1945 e ottennero grandi consensi presso i critici di design e il pubblico.

Parlando del processo di progettazione di queste sedie, Charles Eames dichiarò: 'Una sedia dovrebbe apparire altrettanto bella sia vista dall'alto che dal basso. Se si progetta una sedia, deve essere una sedia completa.' Le Plywood Chairs raggiunsero questo obiettivo.

 

Per festeggiare il 75° anniversario delle Plywood Chairs, Vitra presenterà un'edizione limitata bicolore della LCW (Lounge Chair Wood) dotata di un basamento nero con sedile e schienale in noce marrone scuro.


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