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Salvatori, una tradizione di innovazione e sostenibilità

 

“L’innovazione è la base per lo sviluppo del design” è la risposta del CEO di Salvatori, Gabriele Salvatori, quando gli si chiede come l’azienda sia passata dalla lavorazione della pietra ad essere un marchio di design internazionale “è nel nostro DNA”. Dopo aver preso le redini dell’azienda di famiglia succedendo al padre qualche decina di anni fa, Gabriele è stato artefice di un’enorme crescita e ritiene che il segreto del suo marchio di successo sia l’innovazione. Sia nello sviluppo di nuove texture, sia nell’esplorazione di pratiche pionieristiche sostenibili, Salvatori è sempre un passo avanti.

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Gabriele Salvatori, foto di Veronica Gaido

Oggi l’innovazione ruota intorno all’implementazione di pratiche sostenibili che Gabriele sostiene e implementa da oltre un decennio all’interno dell’azienda. “Nel 2008 ho iniziato a pensare che producevamo prodotti molto belli, ma anche una terribile quantità di scarti. Abbiamo così iniziato a mettere in atto pratiche più sostenibili nei nostri stabilimenti. Ho iniziato a sviluppare nuovi sistemi per riutilizzare il materiale di scarto nel nostro ciclo produttivo e così è cominciata la produzione di Lithoverde”.

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“Abbiamo raggruppato tutti i pezzi rotti provenienti dal processo di produzione, come fosse un quadro di Mondrian”: così Gabriele spiega com’è stato sviluppata la sua innovativa finitura, premiata per il contributo alla sostenibilità. “Non volevamo usare resina epossilica perché dannosa per l’ambiente; dopo varie ricerche abbiamo trovato una resina a base di soia, che funziona alla perfezione. Abbiamo lanciato il prodotto nel 2010 con John Pawson, al Salone del Mobile. Il progetto, House of Stone, si è rivelato essere l’evento decisivo per il nostro marchio e ha attirato l’attenzione del mondo intero su di noi. Oggi essere consapevoli della questione ambientale è di tendenza, ma allora era una novità nel nostro settore”.

Un altro esempio di riutilizzo dei materiali in disuso è rappresentato dalla texture ‘Lost Stones’, che nasce da un’idea di Piero Lissoni, che ha voluto applicare alle lastre di marmo la tecnica del Kintsugi, antica arte giapponese il cui nome letteralmente significa “riparare con l’oro” applicata generalmente alla ceramica.
Nel caso di Salvatori, viene applicata a frammenti di lastre in marmo altrimenti inutilizzate.
 

 


”L’idea è figlia di un processo di maturazione che ha richiesto diversi anni. Dobbiamo andare indietro nel tempo di qualche anno, quando Piero Lissoni mi chiese se potessi fargli dei pavimenti ‘sciupacchiati’ usando dei “marmacci” (cosi li chiamò lui ndr) vecchi. Mi metto alla ricerca nel mio deposito e trovo alcune lastre di marmo vecchissime. Chiamo subito Piero e gli spiego che si tratta di rimasugli, in alcuni casi anche in quantità molto molto piccole e spesso e volentieri anche rotte. Piero, che ha una velocità incredibile nel capire le cose, si innamora del progetto e mi fa da cassa di risonanza dicendomi subito che se sono rotte le aggiustiamo come fanno i giapponesi (appunto con la tecnica del kintsugi ndr) e che se i quantitativi non sono grandi non importa. Useremo al meglio quello che abbiamo.”

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“Le chiameremo Pietre Perdute! Così mi disse e mi fece sorridere. “ - Racconta Gabriele “Da li siamo partiti a cercare marmi in ogni deposito possibile e immaginabile. Abbiamo trovato rimasugli dello stesso marmo usato da Mies Van der Rohe nel Barcelona Pavillion, alcuni blocchi dello stesso marmo usato nella cattedrale di Notre Dame, o poche lastre di un altro marmo usato nella basilica di s. pietro nel 500. Dopo che è finito il quantitativo non ce n’è più e quindi ti porti a casa un pezzo di storia. Ecco, questa si che è pura poesia.”

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È solo negli ultimi dieci anni che la sostenibilità ha catturato l’attenzione dell’industria del design, ma l’attitudine all’innovazione, secondo Gabriele, è ereditaria. “La più grande qualità di mio padre è sempre stata la sua volontà di mettere in discussione ogni cosa, ogni singolo processo, ogni singolo prodotto. L’innovazione è la radice del nostro marchio”. – Gabriele Salvatori.

 

 

 



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