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Emilio Mussini: “Lavorare nella logica del medio e lungo termine è premiante”


"La sfida è riuscire a sfruttare i punti di forza del digitale e del fisico, mettendo tutto a sistema"

 

La ripartenza è il tema cruciale che in queste settimane riempie le agende politiche e industriali. Ma c’è chi non ha smesso di lavorare e comunicare anche durante i mesi più duri dell'anno, quando la curva dei contagi continuava a salire, coinvolgendo stakeholder e un pubblico allargato. È il caso di Cersaie, appuntamento fieristico internazionale in programma dal 27 settembre al 1° ottobre nei Padiglioni di BolognaFiere. L’evento sarà possibile anche grazie all’accordo del Ministero degli Affari Esteri e ICE Agenzia firmato con Edi.Cer: un finanziamento da 1,2 milioni di euro complessivi per supportare le iniziative dell’edizione 2021. Come racconta Emilio Mussini, vice Presidente di Confindustria Ceramica, “Cersaie nasce 38 anni fa con l’obiettivo di creare un marketplace nel quale i produttori di piastrelle ceramiche e di arredobagno mondiale potessero entrare in contatto con il sistema della distribuzione. Una peculiarità che non abbiamo mai perso”.

Quali sono le strategie che vi hanno portato a confermare l’edizione del 2021?

A giugno dello scorso anno ci siamo resi conto che non c’erano le condizioni per un evento fisico. Dopo averlo comunicato e restituito le caparre agli espositori, ci siamo immediatamente attivati per dare continuità al brand Cersaie e a tutte le sue iniziative, ovviamente in modalità digitale. Il 2020 è stato l’anno dei webinar e degli incontri su Zoom. Abbiamo realizzato incontri online sul tema dell’architettura, consegnato premi virtualmente e collaborato con 20 testate giornalistiche italiane di settore. L’obiettivo era quello di mantenere vivo il rapporto informativo e relazionale con gli espositori e i visitatori: Cersaie è anche un luogo di relazione e scambio di informazioni dove si apprendono conoscenze. In questo senso abbiamo creato Cersaie Digital, un’appendice tecnologica che consentirà, per tre settimane tra il 20 settembre e l’8 ottobre, a chi non potrà partecipare di rimanere in contatto con la fiera. Tra le altre novità c’è il Contract Hall: come dice la parola stessa, è il luogo dove immaginiamo di creare networking con gli operatori del real estate. Lo scopo è relazionarsi con i grandi progetti di architettura e concentrarci su quelli che possiamo definire i nuovi settori: il mondo dell’outdoor, cucine per interni ed esterni, il wellness, le finiture d’interni e l’illuminotecnica. Chi oggi progetta un grande albergo non si limita allo scheletro strutturale, ma interviene anche sulle finiture.

Sul fronte comunicazione come vi siete comportati?

A febbraio siamo usciti con una comunicazione che dichiarava l’80% degli spazi opzionati e oggi siamo arrivati al 95%. Contiamo già adesso 160 espositori che hanno optato per spazi superiori ai 200 metri quadrati e fino a 400 metri quadrati. Lo abbiamo fatto perché una fiera si concretizza non solo se ci crede l’organizzazione, ma a partire dagli espositori che decidono di investire risorse importanti. Parliamo di espositori italiani e internazionali, dove questi ultimi costituiscono il 40% del totale. Oggi la pandemia è in fase evolutiva positiva ma a gennaio, quando l’incertezza era elevata, la scelta di investire su Cersaie da parte di aziende italiane e straniere è stata per noi fonte di motivazione. Credo che questa sia la miglior dimostrazione di come la credibilità di 38 anni di lavoro abbia un valore. Cersaie 2021 sarà una fiera vera, la prima grande fiera internazionale dedicata al mondo delle superficie ceramiche e dell’arredo bagno, dell’Architettura e del Design.
 


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In che misura il lavoro svolto lo scorso anno, in termini di digitale e networking, è stato propedeutico per ripartire? Quanto di questo lavoro resterà nel sistema Cersaie oggi?

La volontà di comunicare e coinvolgere tutti gli stakeholder è stata fondamentale, in un momento in cui le difficoltà esterne erano oggettivamente grandi. La restituzione della caparra versata a febbraio è stato un gesto di straordinaria fiducia nei confronti degli espositori. Ragioniamo sempre su una logica di medio lungo termine: per noi diventa fondamentale sapere che un espositore torna per la seconda, terza e quarta volta, perché l’aspettativa è stata ripagata. In questo, un aspetto importante è anche la capacità di attivare dialoghi anche con visitatori professionali apparentemente non convenzionali.

Per una fiera di settore quanto è importante generare contenuti rilevanti?
È centrale, ma senza sposare regole ferree e preconcette. La digitalizzazione è un elemento che ingloba alcuni grandi vantaggi, come azzerare le distanze, ma porta con sé alcune criticità per gli eventi fieristici. La sfida è riuscire a sfruttare i punti di forza del digitale e del fisico, mettendo tutto a sistema. Al momento c’è una riflessione in corso: una settimana prima e dopo la fiera immaginiamo alcuni appuntamenti de Il Cafè della Stampa, e stiamo valutando se e come a fiera aperta valorizzare i diversi incontri ed eventi che si tengono al suo interno, fermo restando che l’elemento di partecipazione fisica è l’asset imprescindibile per Cersaie.

Nel 2020, a causa della pandemia, il mondo del contract ha sofferto particolarmente. A differenza del residenziale, spinto dalla voglia di rinnovare le proprie abitazioni. Come sta andando questo 2021?

Il mondo dei grandi lavori segue logiche diverse rispetto al residenziale, che in una certa misura ha tratto vantaggio dalla contingenza pandemica. Tra le altre cose, l’inerzia degli interventi nell’ambito contract è sicuramente più lunga. Ma non si può dire che il settore si sia fermato: basti pensare alla logistica, un ambito che ha visto grandi investimenti. Il mondo delle costruzioni non residenziali è variegato, alcuni segmenti stanno mostrando delle accelerazioni, altri presto ripartiranno. Eviterei di inquadrare il settore come un monolite, piuttosto come un insieme di elementi che si muovono a velocità diverse.

All’interno di uno scenario delicato come quello dell’ultimo anno, in alcuni casi, le aziende hanno scelto di disertare le fiere, operando una scelta di autonomia. È qualcosa che avete riscontrato?

Nel mondo di internet gli intermediari vengono bypassati. Come dicevamo, per noi la fiera è molto più di un semplice luogo dove domanda e offerta di prodotti o servizi si incontrano. Circa una decina di anni fa Renzo Piano venne a tenere una lectio magistralis, un momento importante la grande presenza del pubblico soprattutto per lanciare un messaggio: il mondo della ceramica guarda quello dell’architettura. Come disse Giorgio Squinzi: “Cersaie è uno straordinario strumento di politica industriale”. In questo senso si può dire che il contenuto ci ha identificato. Il tema oggi è quello di considerare espositori e visitatori come portatori di una propria capacità di comunicazione che va integrata in un sistema di comunicazione complessivo. È il 95% degli spazi espositivi assegnati a quattro mesi dalla fiera ci fanno pensare che l’ ‘alchimia di Cersaie’ continui a valere anche in questa fase di uscita dalla pandemia.





Tag: Cersaie Interviste



© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 14 giugno 2021

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