Una lettera sui Codici
Dopo il debutto alla scorsa Milano Design Week, Balmaceda torna Milano con Códices, la nuova collezione che approfondisce la ricerca del brand sul rapporto tra memoria culturale e linguaggio contemporaneo, presentata attraverso un allestimento site-specific firmato da Luis Urculo e intitolato A Letter About Codices. La mostra si svolge in un appartamento privato in zona San Vittore, trasformando lo spazio in un percorso intimo e stratificato che accompagna il visitatore alla scoperta dell’universo di José María Balmaceda.
A Letter about Codices è un invito a visitare la casa di un archeologo, di un collezionista e della sua ombra; ambientata all’interno di uno spazio domestico dove i tappeti sono esposti tra un paesaggio di oggetti e manufatti. È il ritratto di un personaggio che non vedremo mai, eppure possiamo immaginare attraverso i suoi averi e interessi. Le tre stanze dell’appartamento presentano pezzi selezionati della nuova collezione, così come il processo creativo e l’ispirazione alla base di queste opere. Passato e presente si uniscono per costruire una casa di idee.
La collezione Códices, dopo la preview di febbraio durante la Mexico Art Week, sarà presentata a Milano nella sua completezza, includendo anche la serie di tappeti che completa il progetto. Disegnata da José María Balmaceda, la collezione interpreta la forza dell’architettura ancestrale messicana attraverso un linguaggio contemporaneo, trasformando piramidi, rilievi e antichi codici in tappeti, ricami e ceramiche.
Ogni pezzo immagina i codici non come reperti archeologici, ma come organismi viventi che trovano respiro e vita tra le epoche. I nopales, i serpenti che segnano i punti cardinali, gli alberi cosmici e i portali luminosi emergono dagli antichi codici e dalle mitologie messicane, riattivati in linee pure, volumi cerimoniali e silenzi che evocano terrazze, templi e montagne sacre.
Il ricamo Chikankari — reinterpretato secondo l’estetica del brand — introduce un ritmo tattile che trasforma il design in rituale, tessendo un ponte tra il Messico e la precisione millenaria degli artigiani che traducono ogni curva in memoria.
Le ceramiche funzionano come micro-architetture messicane: templi intimi e guardiani contemporanei che custodiscono la memoria del paesaggio mesoamericano.
Códices non cerca di ricostruire il passato: lo riattiva da un presente profondamente messicano. Inventa un territorio in cui la pietra diventa filo, la terra diventa colore e le forme sacre del Messico trovano nuovi modi di esistere. Ogni opera apre una soglia — quel lampo geometrico che attraversa l’intera collezione — invitando a percorrere una geografia simbolica che ricorda come siamo strati di memoria, di terra e di storia.
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Una lettera sui Codici
Lorenzo Ferrario -
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Tommaso Carelli -
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Costanza Savona -
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