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Cos'è Vero? Un nuovo brand di design made in Italy

Parola a Riccardo Crenna e Simona Flacco, direttori creativi di un nuovo brand di design che mette insieme savoir-faire italiano e la creatività di designer provenienti da ogni angolo del mondo.

 

Come nasce e come si comunica oggi un brand di design? A questa domanda ha provato a rispondere Simple Flair, il duo creativo composto da Riccardo Crenna e Simona Flacco, che tra i numerosi progetti di consulenza strategica in cui è coinvolto, nell'ultimo anno, ha lavorato a un nuovo progetto che per ora potete sbirciare online su Instagram. Si chiama Vero e nasce dall’incontro con Pasquale Apollonio, fondatore di Level Project, con l'obiettivo di colmare il vuoto tra distribuzione di massa e design di nicchia, trasformando ambienti quotidiani in luoghi contemporanei. La prima collezione porta la firma di designer italiani e internazionali come CARA \ DAVIDE, Frederik Paulsen, Marco Campardo, Natalia Criado, Federica Elmo, a617. Il secondo drop, programmato per il Salone del Mobile 2022, include design firmati da Odd Matter, Sam Stewart e Zaven. A popolare la famiglia di Vero sono sgabelli, librerie, sedie, tavoli, carrelli, specchi e portariviste rigorosamente made in Italy. Il 7 aprile il progetto verrà presentato ufficialmente negli spazi di Riviera a Milano, abbiamo raggiunto Riccardo e Simona per avere qualche anticipazione.

Partiamo dall’inizio: cos’è e come nasce Vero?

È la prima domanda che ci siamo fatti anche noi quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto di un nuovo brand d’arredo italiano. Vero vuole essere un brand d’arredo e complementi ma ancora prima un collettore di valori; uno strumento per costruire in modo molto concreto contenuti e prodotti che corrispondano agli stili di vita contemporanei; è un brand fatto di persone e delle loro storie. È il brand che abbiamo costruito nell’ultimo anno, passo dopo passo, per dare una risposta concreta alla nostra visione della design industry. Vero vuole contribuire ad una nuova era del design italiano rimettendo al centro sperimentazione e ricerca, con un animo pionieristico, comunicativo e lontano dalle classiche scelte più rassicuranti, tipiche del nostro settore. 


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Portalibri di a617 - Foto di Matteo Bianchessi

Quali sono le sfide più importanti da affrontare nel presentare un nuovo brand di design sul mercato?

Un brand non deve avere come unico output la collezione di arredi ma deve costruire un senso di appartenenza per la propria community. L’obiettivo è quello di riuscire a rispondere ai bisogni di coniugare qualità del prodotto, offerta di servizi, capacità di raccontarsi e di intercettare i bisogni della società attuale. La qualità del prodotto è sempre al primo posto ed è condizione necessaria per un brand ma non più sufficiente, servono una comunicazione integrata e una visione contemporanea della direzione che sta prendendo questo settore.

Qual è stato il criterio di scelta dei designer coinvolti per la progettazione dei prodotti? Esiste un filo conduttore?

Abbiamo lavorato per mesi alla selezione, con una prima rosa di circa duecento nomi. Per la scelta finale abbiamo selezionato designer con background diversi, con personalità forti, con segni progettuali distintivi. Volevamo che ogni pezzo di Vero avesse delle caratteristiche riconoscibili, che non passasse inosservato. Vero lavora per drop: ci saranno diversi lanci durante il corso dell’anno - andando anche oltre il calendario delle design week - e ognuno includerà nuovi nomi e nuovi pezzi.
Quello che invece abbiamo potuto scoprire solo nel corso dei mesi è che i designer coinvolti non erano solo dei talenti ma delle persone con dei valori comuni ai nostri: hanno fatto il massimo per Vero, hanno condiviso la visione del brand, capendo che non si trattava di un progetto come un altro.
Abbiamo chiesto loro di esprimersi attraverso Vero, di fare quello che non avevano ancora potuto sperimentare con altri brand. Abbiamo chiesto di raccontarsi attraverso un progetto. Il risultato è un primo drop fatto di pezzi con un’estetica che strizza l’occhio al collectible design ma che segue la logica della produzione seriale.

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Specchio di Federica Elmo; Sedia di Fredrik Paulsen - Foto di Matteo Bianchessi

Graphic design e brand identity sono curati nei minimi dettagli, grazie al contributo di Studio Temp. Come è nata la collaborazione?

Quando abbiamo iniziato questo percorso abbiamo avuto sempre chiari i nostri obiettivi e quindi le persone necessarie per far sì che potessero essere raggiunti. Siamo convinti che ogni azienda sia lo specchio delle persone che la compongono. Tutte le prime call con i talent coinvolti avevano come premessa: vorrei che facessi parte del dream team che abbiamo immaginato per Vero. Studio Temp è sempre stata la nostra prima scelta per tutto lo sviluppo della brand identity. Non solo perché è evidente il lavoro incredibile che stanno facendo ma soprattutto per il loro approccio. Noi e Studio Temp parliamo la stessa lingua: siamo abituati a lavorare in modo molto concreto, a testa bassa, lasciando che a parlare siano i risultati. Diamo peso alla sinergia personale, siamo tutti molto diretti - zero formalità - e ci siamo trovati in ogni scelta per Vero.

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Tavolino da caffè di CARA \ DAVIDE; Vassoio di Natalia Criado- Foto di Matteo Bianchessi

Vero è già approdato su Instagram anticipando, in parte, il suo DNA progettuale. Come verrà raccontato online il progetto nei prossimi mesi?

Nel credo del brand abbiamo voluto scrivere esplicitamente: la comunicazione è parte del DNA di Vero.
Questo progetto nasce proprio da questo presupposto per due motivi: la comunicazione per il settore del design, lo sviluppo di strategie e creatività digitale è il nostro lavoro da dieci anni; crediamo sia propio uno dei gap da colmare in un settore come quello dell’arredo che ha tanta strada da fare per raggiungere i livelli degli altri settori quando si parla di comunicazione, soprattutto digitale. Il punto di svolta è non concepire un confine tra comunicazione, prodotto e identità aziendale. Vero vuole essere un esempio della nostra filosofia lavorativa secondo la quale un brand è esso stesso un media e non deve rispondere solo alle esigenze di un settore ma ai valori della società contemporanea.





Tag: Simple Flair Interviste



© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 07 aprile 2022

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