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La carbon footprint spiegata (e uno sguardo alle strategie di contrasto al climate change)

Mai sentito parlare di carbon footprint o, più genericamente, impronta ecologica? Si tratta di una misura per valutare l’impatto ambientale attraverso le emissioni di gas serra che ognuno di noi produce. Siccome il tema è  quanto mai di attualità, ecco un piccolo vademecum per orientarsi in proposito.

 

Quando si parla di crisi climatica tra le locuzioni più utilizzate, infatti, c’è proprio quella della carbon footprint. Si tratta di un’espressione di origine inglese che, in italiano, si può tradurre con “impronta di carbonio”: questo parametro, come accennavamo, esprime il totale delle emissioni di gas a effetto serra equivalenti associate a un prodotto, un servizio o, per esempio, al complesso delle attività di un’organizzazione.

I gas a effetto serra inclusi in questo sistema di misura, secondo il Protocollo di Kyoto pubblicato l’11 dicembre 1997, ovvero un accordo internazionale che contiene gli impegni dei Paesi industrializzati a ridurre le emissioni di alcuni gas cosiddetti “climalteranti”, sono: anidride carbonica (la famosa CO2), metano, protossido di azoto, idrofluorocarburi, esafluoruro di zolfo e perfluorocarburi. Il parametro della carbon footprint ha dunque una doppia valenza: consente di quantificare l’impatto e allo stesso tempo di monitorare l’efficienza ambientale ed energetica di un’organizzazione, un servizio, un prodotto d’uso comune ma anche un prodotto finanziario.

Come forse sapete, l’Accordo di Parigi sul clima stipulato nel 2015 tra i governi di 190 Paesi del mondo ha sancito l’impegno a contenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, con l’obiettivo allora auspicato di riuscire a contenere gli incrementi persino al di sotto di 1,5 C°. Abbattere le emissioni di CO2 nell’atmosfera è l’arma principale che l’umanità possiede per ambire a rispettare l’Accordo ma, al momento, le cose non sembrerebbero andare nella direzione sperata. E, come evidenziato nel rapporto dell’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) sui cambiamenti climatici, il tempo stringe!

Una delle strategie di cui si è parlato recentemente per perseguire questo ambizioso obiettivo è la Net Zero Strategy, ovvero il tentativo di raggiungere la neutralità carbonica, cioè un bilancio a somma zero delle emissioni climalteranti sul pianeta: in parole semblici, lo scopo finale sarebbe far sì che per ogni tonnellata di CO2 o di un altro gas serra diffuso nell’atmosfera si adottassero azioni per compensare tale emissioni o rimuoverle. E se è vero e apprezzabile che negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescente diffusione di impegni climatici positivi da parte di numerosi e diversificati soggetti, pubblici e privati, ciò potrebbe rappresentare la tanto attesa risposta necessaria al surriscaldamento climatic. Tuttavia tantri di questi buoni propositi rischiano di essere derubricati come manovre di greenwashing da parte di governi e aziende.

Sarebbe un pessimo segnale, considerato che l’Earth Overshoot Day, ovvero il giorno dell’anno in cui la Terra ha esaurito le risorse naturali annuali che si possono rigenerare nell’arco di 365 giorni è caduto il 28 luglio nel 2022, esattamente un giorno prima rispetto a quanto stimato per l’anno scorso. Questo significa che, a partire dal 29 luglio scorso, l’umanità a cominciato a bruciare risorse naturali che la Terra non può rigenerare entro il 31 dicembre prossimo.

In conclusione, "Siamo a un bivio. Le decisioni che prendiamo ora possono assicurare un futuro vivibile", ha dichiarato il presidente dell’IPCC, Hoesung Lee. L’aspetto positivo è che lo scienziato ha aggiunto anche altro: "Abbiamo gli strumenti, le conoscenze e le competenze necessari per limitare il riscaldamento. Sono incoraggiato dall'azione climatica intrapresa in molti Paesi. Ci sono politiche, regolamenti e strumenti di mercato che si stanno dimostrando efficaci. Questi, se estesi e applicati in modo più ampio ed equo, possono favorire una profonda riduzione delle emissioni e stimolare l'innovazione". La speranza è che questo cauto ottimismo non venga tradito dai fatti e dalle decisioni che verranno messe in campo a livello globale.

Ed è per questo che Banca Etica, per favorire una sempre maggior diffusione di partecipazione della cittadinanza su questi argomenti, anche tramite semplici iniziative locali, pubblicherà in autunno - in collaborazione con Studiolabo - un gioco di carte grazie al quale ogni persona potrà imparare a calcolare l’impronta di carbonio delle proprie azioni quotidiane. Un modo divertente, adatto anche ai bambini, per aumentare la consapevolezza su questo tema.

Per maggiori informazioni potete scrivere a info@studiolabo.it.





Tag: Banca Etica



© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 07 settembre 2022

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