MAGAZINE

Geoffrey Bawa, oltre il Tropical Modernism

Design — 22 settembre 2026
Courtesy of Vitra Design Museum

Dal 26 settembre il Vitra Design Museum dedica una grande retrospettiva all’architetto dello Sri Lanka che ha trasformato luce, paesaggio e clima in materia del progetto

Prima ancora delle forme, nell’architettura di Geoffrey Bawa è impossibile non ricordare la luce e il verde. La prima scende dall’alto, attraversa cortili aperti sul cielo, rimbalza sulle pareti bianche; il secondo supera continuamente il confine tra giardino e casa, insinuandosi negli interni fino a rendere difficile stabilire dove finisca l’uno e inizi l’altra. Poi arrivano il bianco e il nero - i colori prediletti dall’architetto - i pavimenti a scacchi, le superfici scure, gli oggetti raccolti nel tempo. Sono spazi che si capiscono davvero solo muovendosi al loro interno e, del resto, Bawa sosteneva che l’architettura non potesse essere spiegata completamente: “deve essere vissuta”. È da qui che si sviluppa “Geoffrey Bawa: Architecture for the Senses”, la grande retrospettiva che il Vitra Design Museum inaugura il 26 settembre e che, fino al 28 febbraio 2027, riunisce oltre 250 tra disegni, modelli, mobili, opere d’arte, fotografie e filmati. A questi si aggiungono le nuove immagini di Iwan Baan, dedicate al carattere vissuto degli edifici di Bawa, mentre l’allestimento firmato da Lina Ghotmeh traduce il suo mondo in un percorso immersivo. 

geoffrey-bawa

Nato nel 1919 nell’allora Ceylon in una famiglia Burgher - termine con cui sull’isola veniva indicata la comunità di discendenza mista europea e locale - Bawa arriva all’architettura relativamente tardi. Studia legge a Cambridge, viaggia, sogna per un periodo di stabilirsi in Italia e soltanto in seguito torna in Inghilterra per formarsi all’Architectural Association di Londra, dove si laurea nel 1957. Rientrato in uno Sri Lanka da poco indipendente, comincia progressivamente ad allontanarsi dai modelli occidentali per costruire un linguaggio nel quale materiali locali, tecniche artigianali e modernità convivono senza gerarchie. Ma definirlo semplicemente padre del Tropical Modernism rischia di spiegare solo una parte della storia. In Bawa il Modernismo perde la pretesa di essere un linguaggio universale da applicare ovunque e si lascia modificare dal luogo: dal clima, dalla vegetazione e dalla conformazione del terreno, ma anche dalla cultura materiale e dalla memoria. L’edificio non domina ciò che lo circonda, ma nasce in relazione con esso. È questa lettura più complessa che la retrospettiva vuole restituire, allargando lo sguardo alla dimensione ambientale dell’opera e al suo contesto politico e sociale.

geoffrey-bawa

Non sorprende che il percorso cominci dai due luoghi più personali di Bawa: Number 11, la casa di Colombo costruita e trasformata tra il 1958 e il 1969, e Lunuganga, la tenuta vicino a Bentota alla quale lavorò, per continue aggiunte e ripensamenti, dal 1948 fino alla morte. Più che opere concluse, laboratori permanenti, dove sperimentare sequenze, prospettive, passaggi dalla penombra alla luce e accostamenti tra mobili modernisti, pezzi coloniali, arte, artigianato e oggetti collezionati. Un procedere per aggiunte e ritrovamenti che richiama la serendipity - parola che deriva da Serendip, antico nome dello Sri Lanka - e l’idea della scoperta inattesa. Così una Barcelona Chair di Mies van der Rohe può convivere con un mobile antico, un tessuto locale o una scultura, mentre una geometria modernista incontra una colonna recuperata. Più che eclettismo decorativo, è un modo molto personale di far convivere epoche e linguaggi diversi. La stessa libertà si ritrova nel suo modo di lavorare. Una sezione dell’esposizione racconta il ruolo fondamentale delle collaborazioni con artisti, designer e artigiani, da Ena de Silva a Laki Senanayake e Barbara Sansoni. Batik, sculture e tessuti non arrivavano alla fine del progetto come decorazione, ma contribuivano alla costruzione dello spazio. Dietro molti di questi lavori c’era inoltre una rete di laboratori e iniziative sociali che offrivano formazione e occupazione, mantenendo vive competenze artigianali locali. 

geoffrey-bawa

Il percorso si chiude sul rapporto con la natura, una costante nell’opera di Bawa. A rivelarsi sorprendentemente attuale è così un lavoro sviluppato nell’arco di cinque decenni e più di duecento progetti, dalle case agli alberghi fino al Parlamento dello Sri Lanka, che il Vitra Design Museum rilegge anche come anticipazione di una pratica più sostenibile e responsabile, capace di costruire a partire da ciò che un luogo già possiede.

geoffrey bawa





Tag: Architettura Design Vitra Mostre



© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 22 settembre 2026

Vedi anche...