Da Nina Yashar allo spazio pubblico, una selezione di progetti da non perdere
Un tetto inutilizzato riprodotto a terra in scala 1:1, oggetti sottratti al loro contesto abituale, il savoir-faire mostrato mentre accade anziché soltanto attraverso il risultato finale. OUT OF… è il tema delle Zurich Design Weeks 2026, in programma dal 17 al 27 settembre 2026, e l’invito a uscire da schemi, luoghi e categorie consolidate attraversa un programma diffuso in oltre quaranta location della città. Quinta edizione per il principale appuntamento svizzero dedicato al design, tra istituzioni, studi, showroom e spazi indipendenti.
Si comincia con Nina Yashar, fondatrice di Nilufar e una delle figure più influenti del collectible design internazionale. Alla House of Interiors, insieme all’interior designer svizzera Iria Degen, cura Objects of Desire, un dialogo tra icone storiche e ricerca contemporanea che accosta generazioni e provenienze diverse: da Gio Ponti a Martino Gamper, da Michael Anastassiades a Federico Peri, Sophie Dries, david/nicolas e Rooshad Shroff. Bronzo, marmo e vetro diventano il terreno comune di una selezione che mette a confronto ricerca sui materiali, savoir-faire e sperimentazione, attraversando i confini tra design, arte e artigianato. Il tema OUT OF… diventa invece una questione urbana con Die Stadt über unseren Köpfen, progetto di HSLU Spatial Design e Remo Fässler a Europaallee. L’impronta del tetto inutilizzato del Baufeld F viene riportata a terra nelle sue dimensioni reali: una sorta di doppio temporaneo che rende visibile uno spazio che esiste sopra la città, ma resta fuori dalla nostra percezione. Il gesto serve soprattutto a porre una domanda: in una città sempre più densa, quale uso collettivo potrebbero avere le superfici sopraelevate? Il progetto non offre una soluzione precostituita, ma trasforma il luogo in uno spazio di confronto e partecipazione. Anche Dislocated Utility_Objects out of Place, curata da Natascha Madeiski e Paulina Reséndiz, lavora sullo spostamento, questa volta degli oggetti. Negli storici spazi delle docce delle ex officine SBB, design, arte e artigianato entrano in relazione con piastrelle, superfici tecniche, tracce d’uso e segni del tempo. Togliere un oggetto dal luogo per il quale è stato pensato diventa un modo per rimetterne in discussione funzione e significato e, insieme, per rendere meno nette le distinzioni tra design, scultura e installazione.
Al Museum für Gestaltung Zürich, quartier generale della manifestazione, lo sguardo si allarga alla storia del progetto svizzero con la Swiss Design Collection, circa 2.500 oggetti che ne ripercorrono l’evoluzione. Durante le Design Weeks il museo ospita anche una mostra dedicata a Isao Hosoe, designer giapponese che ha lavorato a lungo in Italia, e Design for Inclusion, sul ruolo del progetto nella costruzione di una società più accessibile. C’è poi un altro modo di uscire dalla logica consueta dell’oggetto: mostrarne la costruzione. A Moment in the Making, progetto di FDM Fine Crafts, porta tecniche e gesti che normalmente scompaiono nel prodotto finito. In un momento in cui il craft è ampiamente tornato nel vocabolario del design, artigiane come Véronique de Soultrait e Marianne Guély lavoreranno dal vivo, spostando l’attenzione dal risultato al tempo, alla manualità e alla conoscenza necessari per ottenerlo.
E infine la città stessa entra nel progetto. Poster Safari porta il graphic design fuori dagli spazi espositivi, mentre Make Space For…, realizzato da IKEA Svizzera con lo studio olandese Raw Color, invita a interrogarsi sul rapporto che abbiamo con le cose: che cosa vogliamo conservare, che cosa siamo disposti a lasciare andare e a cosa, invece, vogliamo fare spazio. È nella sua dimensione più concreta che OUT OF… funziona meglio: quando un tetto diventa una possibilità, un oggetto cambia significato insieme al contesto e il design esce dai luoghi consueti per entrare nella città.





































