Alla Triennale di Milano un archivio di 1.200 fotografie ricompone il paesaggio emotivo di Ettore Sottsass: viaggi, case, amicizie e gesti quotidiani che diventano progetto
Dal 12 dicembre 2025 al 15 febbraio 2026, Triennale Milano inaugura un nuovo capitolo della sua ricerca con la mostra Ettore Sottsass. Mise en scène, curata da Barbara Radice, Micaela Sessa e Studio Sottsass, con art direction di Christoph Radl. Un percorso che non guarda al mito del progettista per linee generali, ma entra - con discrezione e prossimità - nella sua dimensione più privata. Nato nel 1917 a Innsbruck e cresciuto tra il rigore delle montagne trentine e la Torino razionalista del Politecnico, Sottsass ha sempre attraversato la modernità con uno sguardo indipendente. La mostra lo racconta fuori dai manifesti teorici, lontano dagli oggetti-iconna che tutti conoscono: qui prende forma la vita dietro il progetto, dove i gesti quotidiani e le relazioni diventano materia di racconto.

Delfino Sisto Legnani-DSL studio © Triennale Milano
Al centro del percorso ci sono circa 1.200 fotografie, in bianco e nero e a colori, scattate tra il 1976 e il 2007: il periodo che va dal primo incontro con Barbara Radice all’anno della sua scomparsa. È un archivio che compone un “paesaggio emotivo” fatto di viaggi, case, appunti visivi, amicizie, incontri di lavoro e momenti di pausa. Milano e Filicudi, gli Stati Uniti e la Polinesia francese, l’India, l’Iran, la Siria: frammenti dispersi di un’unica narrazione in cui pubblico e privato smettono di essere categorie opposte. La mostra ricorda come per Sottsass anche il più semplice degli oggetti fosse portatore di senso: un posacenere capace di cambiare il ritmo di una pausa, una libreria che custodisce storie d’amore, una scrivania che restituisce umanità ai gesti del quotidiano. Come lui stesso affermava: “un designer dovrebbe sapere che gli oggetti possono diventare lo strumento di un rito esistenziale”.

Ettore Sottsass, India, 1980
Mise en scène rimanda proprio a questo: alla vita come piccola rappresentazione, come improvvisazione continua attorno a un canovaccio essenziale. Le fotografie raccolte in mostra restituiscono questa dimensione senza filtri, raccontando non solo un grande architetto, ma un uomo che ha saputo osservare il mondo con la stessa intensità con cui lo ha progettato.

Delfino Sisto Legnani-DSL studio © Triennale Milano
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© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 11 dicembre 2025



