Al Museum der Kulturen di Basilea, “Our Owl Is Pink” svela tutto ciò che il colore racconta oltre l’apparenza
Il colore sembra immediato. Lo riconosciamo prima ancora di descriverlo, lo utilizziamo per orientarci, vestirci, arredare, comunicare emozioni e appartenenze. Eppure ciò che vediamo non possiede mai un significato del tutto universale. Una tonalità associata alla festa in una parte del mondo può evocare lutto, protezione, spiritualità, o conflitto altrove. È da questa distanza tra percezione e interpretazione che prende forma Our Owl Is Pink - Colourful Stories, la mostra inaugurata al Museum der Kulturen di Basilea (fino al 24 gennaio 2027). Circa duecento oggetti provenienti da contesti geografici differenti compongono un racconto che non considera il colore come semplice qualità estetica, ma come fatto culturale: uno strumento capace di costruire identità, esprimere valori collettivi e rendere visibili rapporti sociali e politici.

Courtesy of Museum der Kulturen Basel
Ad accogliere il pubblico è un piccolo gufo rosa che dà il titolo all’esposizione. Proveniente dal Messico, emerge immediatamente tra figure dalle piume più sobrie, nei toni del bianco, del grigio e del marrone. Una presenza minuta ma eloquente, scelta proprio per la sua capacità di sottrarsi alle aspettative. Il rosa lo rende diverso, riconoscibile, quasi dotato di una personalità autonoma. Da qui il percorso si apre a un universo in cui i colori non decorano semplicemente gli oggetti, ma ne modificano il carattere e il ruolo. Le maschere del carnevale di Basilea, i tessuti batik e numerosi manufatti mostrano quanto lavoro, tecnica e conoscenza siano necessari per ottenere una particolare intensità cromatica. Materia, forma e superficie esistono anche senza colore, ma è spesso il colore a renderle memorabili, rituali o simbolicamente potenti.
La mostra insiste soprattutto sulla capacità del colore di produrre significati collettivi. Le camicie ucraine ricamate, le vyshyvanka, non sono presentate soltanto come espressione della tradizione tessile, ma come immagini contemporanee di solidarietà e resistenza. In Messico, invece, il rosa mexicano racconta un’attitudine vitale, intensa e dichiaratamente ottimista. Il colore può proteggere, celebrare, rafforzare la fede o creare un senso di appartenenza. Può segnalare una posizione politica, custodire una memoria o diventare parte di una strategia identitaria. La stessa tonalità cambia valore in relazione alla cultura, alla biografia e alle condizioni attraverso cui viene percepita. Per questo Our Owl Is Pink evita di proporre una lettura rigida o un dizionario definitivo dei colori. Al contrario, mostra quanto ogni associazione dipenda dal contesto. Rosso, blu, verde o giallo non sono categorie neutre: sono superfici sulle quali le comunità proiettano paure, desideri, gerarchie e speranze. Dietro la seduzione delle tinte più brillanti si nasconde anche una storia economica e materiale. La produzione di pigmenti e coloranti, un tempo costosa e complessa, cambia radicalmente con lo sviluppo delle sostanze sintetiche a partire dalla metà dell’Ottocento. La maggiore disponibilità abbassa i prezzi e amplia il consumo, ma intensifica allo stesso tempo il commercio delle materie necessarie alla produzione.
La mostra ricostruisce questo passaggio senza separarlo dal sistema coloniale entro cui molte risorse venivano estratte, trasformate e scambiate. Il colore diventa così il punto di accesso a una storia fatta anche di sfruttamento, controllo delle materie prime e conseguenze ambientali che continuano a produrre effetti nel presente. È uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione: ricordare che ciò che appare immateriale e quasi naturale nasce invece da processi tecnici, filiere economiche e relazioni di potere.
L’allestimento è stato sviluppato coinvolgendo bambini e persone cieche, ipovedenti, sorde e con difficoltà uditive. Non si tratta di un’aggiunta successiva al progetto, ma di un confronto che ha contribuito a definirne forma e contenuti. Testi in linguaggio semplificato, audioguide, video nella lingua dei segni e stazioni interattive costruiscono un’esperienza che non dipende esclusivamente dalla vista. Nell’ultima sala, il Creative Space invita i visitatori a tradurre emozioni come gioia, amore e rabbia attraverso forme e tonalità. I loro interventi entrano progressivamente nell’allestimento, trasformando la mostra in un organismo aperto e mutevole. Our Owl Is Pink propone piuttosto una costellazione di storie, tecniche e punti di vista che mostra quanto il nostro rapporto con le tonalità sia sempre personale e, allo stesso tempo, profondamente culturale. Il colore non si limita a trasformare ciò che vediamo: racconta anche le convenzioni, le memorie e le esperienze attraverso cui impariamo a interpretare il mondo.

Museum der Kulturen Basel





































