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Una Triennale oltre il museo

Milano — 15 luglio 2026
Palazzo Dell' Arte Triennale Milano _Pic Matteo_Pasin ©Triennale Milano

Presentato il piano strategico 2026–2030: il nuovo comitato scientifico, la nomina di Michele De Lucchi a Direttore creativo e una visione che ridefinisce il ruolo di Triennale Milano come una delle principali infrastrutture culturali del progetto contemporaneo.


Le istituzioni dedicate al design stanno attraversando una fase di profonda trasformazione, per lungo tempo il loro compito è stato quello di conservare, raccontare e mettere in scena il progetto attraverso mostre, collezioni permanenti e grandi appuntamenti internazionali, oggi questo modello sembra non bastare più.
La complessità del presente richiede luoghi capaci di produrre ricerca, attivare relazioni, mettere in dialogo discipline differenti e costruire pensiero critico prima ancora che programmazione culturale. È dentro questa evoluzione che si inserisce il piano strategico 2026–2030 presentato da Triennale Milano, il primo sotto la presidenza di Vincenzo Trione insieme alla direttrice generale Carla Morogallo, riconfermata nel suo incarico. 

 

Più che un semplice cambio di governance, il documento restituisce l'immagine di un'istituzione che sembra voler ridefinire il proprio ruolo nel panorama internazionale. Le parole scelte da Trione aiutano a comprendere questa direzione. Triennale viene descritta come una "opera-mondo", un'infrastruttura culturale nella quale architettura, design, arte, fotografia, moda, cinema, teatro e musica non convivono semplicemente, ma partecipano alla costruzione di un unico discorso sul presente. È una definizione che allarga immediatamente il perimetro dell'istituzione. Il museo continua naturalmente a rappresentarne una componente essenziale, ma accanto alla funzione espositiva acquistano un peso sempre maggiore la ricerca, gli archivi, la formazione, l'editoria e il confronto con il pubblico. La cultura del progetto non viene più raccontata soltanto attraverso gli oggetti, ma attraverso i processi, le idee e le relazioni che li rendono possibili.

 

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Nella foto: Michele De Lucchi, Carla Morogallo, Maria Porro, Vincenzo Trione, Manuela Lucà- Dazio, Andrea Viliani.
Foto Gianluca di Ioia © Triennale Milano

 

In realtà questa trasformazione non nasce oggi, negli ultimi anni Triennale ha progressivamente costruito un ecosistema sempre più articolato, capace di vivere ben oltre il calendario delle mostre. La nascita del Museo del Design Italiano, il recupero di Casa Lana, l'apertura di Cuore e di Voce, il rilancio delle Esposizioni Internazionali, il rinnovamento del Palazzo dell'Arte e la centralità assunta durante la Milano Design Week hanno contribuito a trasformarla in un luogo attraversato quotidianamente da pubblici e discipline differenti. Il piano presentato oggi sembra dare una forma teorica a questo percorso, rendendolo finalmente esplicito e organizzandolo attorno a una visione condivisa.

 

L'introduzione della figura del Direttore creativo, affidata a Michele De Lucchi, va letta proprio in questa prospettiva. Più che una direzione artistica tradizionale, il suo incarico sembra voler garantire una continuità progettuale tra le molte attività dell'istituzione. Designer, architetto, autore e ricercatore, De Lucchi rappresenta una cultura del progetto che negli anni ha sempre cercato di tenere insieme industria, artigianato, architettura, arte e riflessione teorica. Non sorprende quindi che, nelle sue prime dichiarazioni, abbia parlato della volontà di trasformare Triennale in un "laboratorio di vitalità", introducendo un'espressione altrettanto significativa, quella della "sostenibilità dell'immaginario comune".
Un'idea che sposta il concetto di sostenibilità dal solo piano ambientale a quello culturale, attribuendo al progetto la responsabilità di costruire nuovi immaginari condivisi, capaci di orientare il rapporto tra umano e digitale, memoria e futuro, tradizione e innovazione.

 

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Michele De Lucchi foto Delfino Sisto Legnani DSL

 

Anche la composizione del nuovo gruppo curatoriale riflette questa apertura. Accanto a De Lucchi, chiamato a seguire il design e il Museo del Design Italiano, siedono Manuela Lucà-Dazio per l'architettura e Andrea Viliani per l'arte contemporanea, tre figure che provengono da esperienze differenti ma accomunate da una forte dimensione internazionale. Intorno a loro si costruisce una rete di consulenze che amplia ulteriormente il raggio d'azione dell'istituzione. Paolo Mereghetti rafforzerà la presenza del cinema, mentre Carlo Antonelli e Luca Stoppini proseguiranno rispettivamente il lavoro dedicato alla musica e alla moda. Chiara Spangaro coordinerà scientificamente l'Archivio di Triennale, Umberto Angelini continuerà a guidare il Teatro, Damiano Gullì seguirà il public program e le attività editoriali, Marco Sammicheli assumerà il ruolo di Design Week Exhibition Program Lead e Luca Cipelletti quello di Direttore architettonico del Palazzo dell'Arte. 

 

Lo stesso principio attraversa la programmazione del prossimo quadriennio, ogni anno Triennale individuerà una domanda centrale per la contemporaneità e sarà attorno a quella domanda che prenderanno forma mostre, pubblicazioni, attività editoriali, ricerca e public program. È una scelta che modifica il rapporto tra contenuti e calendario espositivo. Le esposizioni non rappresenteranno più episodi autonomi, ma momenti di un percorso più ampio, chiamato a costruire un discorso interdisciplinare nel tempo. In questo senso il progetto culturale precede l'evento, che diventa uno degli strumenti attraverso cui svilupparlo. Anche il Museo del Design Italiano sembra destinato a evolversi nella stessa direzione. Oltre ad ampliare la collezione permanente fino agli anni più recenti, il lavoro affidato a De Lucchi punta infatti a ricostruire la storia delle idee che hanno reso il design italiano un riferimento internazionale, indagandone i contesti culturali, le metodologie progettuali e le matrici che hanno generato alcuni dei suoi risultati più significativi. È un cambio di prospettiva importante, perché sposta il museo dalla conservazione dell'oggetto alla comprensione dei processi che lo hanno prodotto. 

 

La stessa logica attraversa il rilancio del Centro Studi, nato nel 1935 e riattivato nel 2024, che sarà chiamato a individuare i temi annuali e quello della 25ª Esposizione Internazionale del 2028, coordinando attività di ricerca, pubblicazioni scientifiche e un nuovo hub dedicato ai giovani progettisti. A supportarlo sarà un Advisory Board composto da figure come Carlo Rovelli, Padre Paolo Benanti, Melania Mazzucco, Franco Farinelli, Nathalie Heinich e Giuliano da Empoli, una composizione che racconta forse meglio di qualsiasi dichiarazione la volontà di leggere il progetto attraverso strumenti che provengono dalla fisica, dalla geografia, dalla filosofia, dalla sociologia, dalla letteratura e dalla politica. È una scelta che riconosce come il design, da solo, non sia più sufficiente a spiegare il design.

Accanto a questo prenderanno forma le Lezioni milanesi, il programma Work in Progress dedicato al percorso verso la prossima Esposizione Internazionale, nuove attività di alta formazione, dottorati di ricerca, fellowship internazionali, un ripensamento dell'intero progetto editoriale e una valorizzazione degli archivi attraverso iniziative espositive e strumenti digitali. Parallelamente, Triennale tornerà a intervenire nello spazio pubblico con opere affidate a designer, architetti e artisti internazionali, recuperando una delle tradizioni più significative della propria storia e riaffermando il rapporto tra istituzione e città. Più che introdurre una nuova organizzazione interna, il piano 2026–2030 sembra sancire un passaggio che negli ultimi anni era già percepibile. 

 

Triennale non si limita più a rappresentare il design, ma ambisce a diventare uno dei luoghi in cui il design produce cultura, ricerca e dibattito. È una differenza sottile, ma decisiva, perché sposta l'attenzione dagli oggetti alle idee che li generano, dalle mostre alle domande che le rendono necessarie. In un momento storico in cui il progetto è chiamato a confrontarsi con trasformazioni tecnologiche, sociali e ambientali sempre più profonde, forse il ruolo di un'istituzione non è soltanto quello di raccontare il presente, ma di costruire gli strumenti per interpretarlo. Ed è probabilmente questa, più ancora della nomina del nuovo comitato scientifico, la notizia che emerge dal nuovo corso di Triennale Milano.

 

 





Tag: Triennale Milano Design Milano



© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 15 luglio 2026

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