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Don't Call Me Collectible

Design — 13 luglio 2026
isole Collection - Developed by TABLEAU and Bloc Studios / Ph di Dario Borruto


DON'T  CALL ME  COLLECTIBLE! 
Vestigia
05.07 - 26.09 2026


An Exhibition curated by Cosimo Bonciani 
-
Villa Marie
Via della Boccaccia, 50
Vorno (Lucca)
 

Tra Pietrasanta e Lucca, TABLEAU e VESTIGIA raccontano una nuova geografia del design contemporaneo, dove il territorio non è più il contesto che ospita il progetto, ma la condizione attraverso cui il progetto prende forma.

Per molti anni il design ha avuto una geografia precisa: si progettava negli studi, si produceva nei distretti manifatturieri e ci si incontrava nelle fiere, dove il progetto trovava la propria rappresentazione pubblica. Oggi questa mappa sta lentamente cambiando, Milano continua a essere il punto di convergenza internazionale, ma sempre più spesso la ricerca nasce altrove, scegliendo territori in cui la cultura materiale continua a essere parte della vita quotidiana e dove il tempo del progetto può svilupparsi con una profondità diversa da quella imposta dal calendario degli eventi.

È in questo scenario che la Toscana sta costruendo una posizione sempre più interessante, non come alternativa a Milano, né come semplice estensione della Design Week, ma come laboratorio permanente in cui manifattura, paesaggio, ospitalità e produzione culturale iniziano a dialogare in modo organico. Negli ultimi anni questo territorio ha attratto designer, artisti e curatori provenienti da contesti internazionali non tanto per il fascino della sua immagine, quanto per la possibilità di lavorare a stretto contatto con una rete di competenze ancora profondamente radicata nel fare.

La scelta di TABLEAU, studio e galleria con sede a Copenhagen, di sviluppare proprio qui una parte significativa della propria ricerca racconta bene questa trasformazione. Più che una galleria nel senso tradizionale del termine, TABLEAU ha progressivamente assunto il ruolo di piattaforma curatoriale, costruendo progetti che mettono in relazione designer, artigiani e territori attraverso processi che iniziano molto prima dell'esposizione finale. In un momento in cui gran parte del design europeo continua a concentrarsi sulla produzione dell'oggetto, TABLEAU sembra interessata soprattutto alle condizioni che permettono a quell'oggetto di esistere. È probabilmente questo che ha portato la realtà danese a guardare verso la Toscana: non una destinazione da raccontare, ma un ecosistema produttivo con cui costruire un dialogo.

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Villa Marie/ Silos Table di Tommaso Spinzi / Ph di Dario Borruto

Da questa visione nasce il rapporto tra OUTSIDERS, il programma di residenze sviluppato insieme a LABottega a Pietrasanta, e VESTIGIA, la piattaforma espositiva che dal 5 luglio al 26 settembre 2026 torna negli spazi di Villa Marie, a Vorno, con la mostra curata da Cosimo Bonciani e significativamente intitolata DON'T CALL ME COLLECTIBLE!. 
Più che due eventi distinti, rappresentano due momenti dello stesso processo, da una parte il tempo lento della ricerca, della convivenza con gli artigiani e del confronto con la materia, dall'altra il momento in cui quel percorso diventa pubblico, senza perdere il legame con il territorio che lo ha generato.

Il programma di residenze OUTSIDERS è forse l'aspetto meno visibile ma più significativo dell'intero progetto, qui il designer non arriva per produrre rapidamente una collezione, ma per abitare temporaneamente un contesto produttivo, confrontandosi con competenze, materiali e gesti che appartengono alla storia del luogo. È un tempo diverso da quello della produzione industriale e da quello della mostra, un tempo in cui il progetto può ancora cambiare direzione, lasciare spazio all'imprevisto e accettare che siano anche i processi produttivi a modificarne l'esito. È una pratica che restituisce centralità alla relazione e che, in un certo senso, riporta il design alla sua dimensione più autentica: quella della ricerca.

image-1783952524Ph di Dario Borruto

È in questa prospettiva che il titolo della mostra assume il valore di un manifesto, DON'T CALL ME COLLECTIBLE! non è una presa di distanza dal mercato né una critica al collezionismo. È piuttosto un invito a mettere in discussione una categoria che negli ultimi anni ha finito per raccontare più il mercato che il progetto. L'espressione collectible design ha contribuito a costruire un nuovo collezionismo internazionale, ma rischia talvolta di spostare l'attenzione sul valore economico dell'oggetto prima ancora che sul processo che lo ha generato. Il manifesto curatoriale propone invece un cambio di prospettiva, riportando al centro la ricerca come origine di ogni progetto. Prima dell'opera esistono infatti il tempo, il dubbio, il confronto con la materia e con chi la lavora, la possibilità di cambiare idea. L'oggetto rappresenta soltanto la parte visibile di questo percorso.

Anche Villa Marie partecipa a questa riflessione, parte di un movimento che sta emergendo in questi anni, fatto luoghi che sfuggono alle definizioni tradizionali di galleria, museo o hotel condividendo una caratteristica comune: l'ospitalità non rappresenta più un servizio complementare, ma diventa una piattaforma culturale capace di produrre relazioni, ricerca e contenuti. 
In questa prospettiva la villa non funziona come semplice contenitore espositivo, le opere convivono con il paesaggio, con la luce e con l'architettura, rinunciando alla neutralità del white cube per costruire un dialogo continuo con il luogo che le ospita. È un approccio che restituisce al contesto un ruolo attivo, trasformandolo da sfondo a parte integrante del progetto.

Il testo curatoriale insiste su una frase tanto semplice quanto rivelatrice: VESTIGIA non è una mostra sulla Toscana, ma una mostra che accade attraverso la Toscana, ed è probabilmente qui che risiede la forza dell'intera operazione. Il territorio smette di essere una narrazione da esportare e diventa una grammatica progettuale, un insieme di relazioni, competenze, economie e culture che permette al progetto di prendere forma. È una differenza sottile, ma decisiva, perché sposta l'attenzione dall'immagine del luogo alla sua capacità di produrre conoscenza.

 

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La selezione dei designer coinvolti riflette questa impostazione, riunendo figure provenienti da esperienze e geografie differenti, da Duccio Maria Gambi, Francesco Maria Messina e Sara Ricciardi fino a Laurids Gallée, Jacob Egeberg, IAMMI, Older Studio, TERRÆSTUDIO, Leonardo Cappellini, Filippo Mannucci, Francesco Doria, Jonathan Bocca, Costantino Gucci, Millim Studio, Neemesi, Tommaso Pardini, Tommaso Spinzi e gli stessi TABLEAU con Bloc Studios.

Più che costruire una mostra corale, VESTIGIA dà forma a quello che il manifesto definisce un temporary ecosystem, uno spazio condiviso in cui linguaggi, materiali e approcci differenti convivono senza cercare una sintesi forzata, è un'idea di esposizione che assomiglia più a una comunità temporanea che a una successione di opere. Questo il contributo più interessante di VESTIGIA, perchè più che mettere in discussione l'espressione collectible design, il progetto ricorda che ogni opera nasce molto prima dell'oggetto che la rappresenta.

Prima del mercato esistono il territorio, la produzione, il tempo della ricerca e la qualità delle relazioni che rendono possibile un'idea. È in questo spazio, spesso invisibile, che il design continua ancora oggi a costruire il proprio significato culturale, trasformando luoghi apparentemente periferici in nuovi laboratori internazionali del progetto. E forse è proprio qui che si sta disegnando una delle geografie più interessanti del design contemporaneo: non più fondata sulla concentrazione degli eventi, ma sulla capacità dei territori di diventare essi stessi parte del processo creativo.





Tag: collectible Design Mostre Hotel



© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 13 luglio 2026

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