La mostra di AMO - Ambra Medda Office intreccia tradizioni greche e cinesi rileggendo il craft come spazio di incontro tra culture
Nel design contemporaneo, il craft non è più un riferimento al passato, ma uno spazio di ricerca attuale. È qui che, tra memoria e progetto, si inserisce Sail Away, la mostra che AMO - Ambra Medda Office - presenta alla Milano Design Week 2026 nel suo nuovo spazio milanese in via Nullo 6.
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A sinistra: Leda Athanasopoulou © Yannis Bournias
A destra: Yumo Yuan © Willian Zou
Il progetto nasce dall’incontro tra la designer greca Leda Athanasopoulou e l’artista cinese Yumo Yuan, e prende forma come un dialogo tra due tradizioni lontane solo geograficamente. Perché, come suggerisce la stessa mostra, alcune forme e simboli sembrano emergere indipendentemente in culture diverse: non per imitazione, ma per una sorta di necessità condivisa. Al centro c’è l’artigianato, inteso non come semplice produzione, ma come gesto carico di intenzione. Oggetti che non servono solo a funzionare, ma a “dire qualcosa”: protezione, continuità, bellezza. Un’idea antica, che oggi torna con forza, proprio mentre tutto si fa più veloce e standardizzato.
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Crafts commissioned by Leda Athanasopoulou © Joseph Alexiadis
Da una parte, Athanasopoulou lavora sull’isola di Lesbo, attivando una rete di artigiani locali e riportando in vita pratiche che rischiano di scomparire. Ceramiche cotte in forni alimentati a noccioli d’oliva, sedie da taverna in alluminio e oggetti ispirati ai tama - ex voto legati alla protezione e al viaggio - diventano strumenti per rimettere in circolo un sapere quotidiano, fatto di gesti lenti e ripetuti.
Textiles by Yumo Yuan © Natalia Ruhe
Dall’altra, Yuan costruisce un lavoro più sottile sul tessile, partendo da frammenti vintage e archivi personali. I motivi della tradizione greca - grappoli d’uva, navi, galli, conchiglie - vengono tradotti in composizioni tessute e dipinte a mano, ispirate alle tecniche di stampa su ordito del XVIII secolo. Ne emergono immagini morbide e sfocate, dove l’estetica del folk cinese incontra quella ellenica senza mai sovrapporsi completamente.
È proprio in questa distanza mai del tutto colmata che il progetto trova la sua forza. Sail Away non cerca una sintesi, ma una risonanza. Il titolo lo suggerisce: la nave, simbolo centrale della mostra, attraversa entrambe le culture - identità e ritorno per la Grecia e buon auspicio per la tradizione cinese - unendo significati diversi in un desiderio comune di attraversamento e arrivo.





































