Il marmo come linguaggio progettuale contemporaneo tra tradizione e sperimentazione.
Creatività e innovazione guidano una ricerca espressiva che dematerializza il marmo, riducendolo a una grammatura quasi aerea.
Fondata nel 1910 nel pordenonese, Del Savio 1910 nasce all’interno della tradizione del terrazzo e del mosaico legata al territorio di Spilimbergo, un contesto storicamente riconosciuto per la cultura della lavorazione della pietra. Nel corso di tre generazioni, da Secondiano a Mario, fino agli attuali Manuele e Manuela Del Savio, l’azienda ha attraversato trasformazioni profonde, sostenendo evoluzioni che spaziano dalle pavimentazioni alla veneziana e palladiana fino alle lavorazioni più articolate per l’arredo, per il rivestimento e per l’architettura.
Un percorso costruito attraverso momenti di riconversione e adattamento, in cui la sapienza artigianale si è progressivamente saputa integrare con le tecnologie e con i processi di lavorazione d’avanguardia. Oggi, Del Savio 1910 si articola nel modello del laboratorio di sperimentazione, dove il marmo viene scomposto, ibridato e sviluppato attraverso nuovi linguaggi progettuali.
Negli ultimi anni, questo processo ha subito un’accelerazione significativa. Seguendo questa direzione, la forte volontà di innovare e ripensare il proprio ruolo, all’interno dello scenario delle superfici in pietra, ha portato l’azienda a investire in ricerca e in sviluppo, ampliando il proprio know-how e cambiando il modo stesso di guardare al marmo: non più solo materiale da lavorare superficialmente, ma elemento vivo, da mettere alla prova continuamente.
L’incontro con lo studio Zanellato/Bortotto ha rappresentato un passaggio chiave in questa evoluzione: attraverso una ricerca condivisa, l’azienda ha intrapreso un percorso di sperimentazione che ha aperto nuove possibilità espressive e progettuali, mantenendo un legame forte con la propria identità e orientandosi verso una visione più contemporanea e più aperta nei confronti di un materiale tanto tradizionale come il marmo.

Abbiamo approfondito questo percorso in relazione al tema del Fuorisalone 2026, “Essere Progetto”, che invita a riflettere sul design come processo e non solo come risultato.
Negli ultimi anni Del Savio 1910 ha intrapreso un percorso di trasformazione importante. Cosa vi ha portato a cambiare approccio e a investire in ricerca e innovazione sul marmo?
Negli ultimi cinque anni l’azienda ha sentito la necessità di cambiare marcia. Il know-how è cresciuto molto e questo ha permesso di iniziare a vedere il marmo in modo diverso rispetto al passato. Non più solo come un materiale da lavorare secondo logiche consolidate, ma come una base su cui costruire nuove possibilità, uscendo dagli schemi e ripensando alla materia nelle sue qualità estetiche e, non da ultimo, per la sua funzionalità.
Del Savio 1910 ha deciso di investire in innovazione e ricerca proprio per non rimanere ferma su un modello produttivo tradizionale, ma scegliendo di aderire a un paradigma di evoluzione. Questo percorso ci ha portato a sviluppare nuove applicazioni, nuovi linguaggi e una maggiore consapevolezza dei ruoli all’interno del progetto.
L’incontro con Zanellato/Bortotto ha segnato un passaggio rilevante nel vostro percorso. In che modo questa collaborazione ha influenzato il vostro modo di lavorare?
L’incontro con Zanellato/Bortotto è stato determinante. Fin da subito si è creata un’affinità particolare in direzione di una ricerca condivisa, non solo sul prodotto ma sul modo stesso di concepire il marmo. Senza schemi predefiniti, innovazione e sperimentazione sono diventati nuovi paradigmi, mettendo in discussione alcune logiche consolidate e aprendo a nuove possibilità: è iniziato così una vera rivoluzione nel nostro approccio: non più solo esecuzione, ma sviluppo progettuale.
Oggi si parla molto di “Essere Progetto”. Nel vostro caso, cosa significa concretamente?
Per l’azienda, “Essere Progetto” incarna esattamente il percorso che abbiamo intrapreso in questi anni. Nel contesto di un lavoro intenso di ricerca e di sviluppo indirizzati al nostro personale raffinamento, intendiamo “Essere Progetto” in declinazione di uno svelamento della identità aziendale, e non da ultimo come occasione di sinergia con le aziende, con gli studi di interior design e con le gallerie di collectible design. Questo duplice livello è centrale: da una parte l’articolazione di un nostro linguaggio, dall’altra parte la preziosa relazione tra il nostro linguaggio, per formazione aperto e ricettivo, e i nostri vari interlocutori. “Essere progetto, per noi, significa proprio questo: avere la capacità di reinterpretare continuamente il marmo, adattandolo a contesti diversi e contribuendo in modo attivo al risultato finale.”
Nel vostro percorso emerge un lavoro trasversale con aziende, studi e gallerie. Che valore hanno queste collaborazioni?
Le collaborazioni per l’azienda sono fondamentali, soprattutto quando non si limitano al mero rapporto di fornitura. Pensiamo sia essenziale costruire relazioni profonde, in cui il lavoro si sviluppa insieme e il materiale viene raccontato ogni volta in modo diverso. Questo approccio ci permette di creare progetti unici e di uscire da una logica standardizzata.
Lavorare con aziende, con designer e con studi di architettura significa entrare in un dialogo continuo, in cui il contributo produttivo non è solo tecnico ma anche e soprattutto progettuale.
Alla Design Week 2026 sarete presenti attraverso diverse collaborazioni. In che modo questa scelta rappresenta per voi il tema “Essere Progetto”?
Per Del Savio partecipare alla Milano Design Week è il raggiungimento di un obiettivo importante. L’azienda sarà presente con una installazione diffusa che abbiamo deciso di chiamare When Surface Takes Shape, che è l’espressione progettuale di molteplici collaborazioni: anzitutto la collezione Orizzonti – Sfumature su marmo realizzata con Valcucine nel loro flagship di Brera; il nuovo progetto intrapreso con Andrea Mancuso per la galleria Nilufar Depot; e la collaborazione nel contesto del progetto firmato REdDUO – anch’esso visibile a Milano, in Zona Porta Genova, per il quale sono stati selezionati alcuni pezzi disegnati da David/Nicolas.
When Surface Takes Shape incarna l’essenza di “Essere Progetto”: è il racconto di un processo creativo — dal concept alla messa in opera, passando per rigorose fasi di test — applicato a contesti eterogenei dove la materia si presta a interpretazioni sempre nuove. Questo percorso, che attraversa Milano da nord a sud, ne rappresenta il filo conduttore e testimonia la capacità dell'azienda di indagare la materia fin dalla sua origine, nobilitando la tradizione artigianale e proiettando le potenzialità espressive di un materiale antico verso orizzonti contemporanei.
Il marmo, in questo senso, diventa un punto di partenza, quasi un limite da superare. E il progetto non è qualcosa di chiuso, ma un processo che si costruisce attraverso relazioni, collaborazioni e nuove possibilità.





































