Il brand tedesco inaugura le proprie Artist Editions con Alien, una lampada in edizione limitata che attraversa arte contemporanea, design e immaginario extraterrestre
Con Alien, GRAU inaugura un nuovo capitolo del proprio percorso progettuale, introducendo la prima Artist Edition realizzata insieme all’artista norvegese-tedesco Yngve Holen. Più che una semplice collaborazione tra brand e artista, il progetto si colloca in quel territorio sempre più ibrido tra collectible design, installazione e ricerca contemporanea, dove la luce smette di essere soltanto funzione per diventare presenza narrativa, oggetto e dispositivo percettivo.
Fondata da Tobias Grau e oggi guidata da Timon e Melchior Grau, l’azienda tedesca ha progressivamente trasformato il proprio linguaggio, spostandosi da una visione tecnica dell’illuminazione verso una ricerca più atmosferica ed emozionale, in cui la luce viene intesa come esperienza sensoriale e culturale. Questa evoluzione si riflette anche nell’apertura del nuovo flagship store berlinese a Savignyplatz, inaugurato lo scorso marzo nel cuore di Charlottenburg: uno spazio concepito come destinazione immersiva dedicata alla luce, dove architettura, materiali e atmosfere luminose costruiscono un’esperienza sensoriale più vicina a una galleria o a un ambiente culturale che a uno showroom tradizionale.
Accanto alla ricerca più sperimentale, GRAU continua parallelamente a sviluppare un lavoro raffinato sul prodotto e sulla percezione atmosferica della luce, come dimostra anche Dune, la nuova palette cromatica presentata per le lampade Parrot e Fire. Ispirata ai riflessi tra sole e sabbia, la finitura introduce tonalità minerali tra beige e oro, enfatizzando il rapporto tra luce, superficie e materia e confermando l’attenzione del brand verso una dimensione sempre più sensoriale e quasi paesaggistica dell’illuminazione.

Le nuove Artist Editions nascono proprio all’interno di questa trasformazione, invitando artisti a confrontarsi liberamente con il medium luminoso attraverso edizioni limitate e sperimentali. Per questo primo progetto, GRAU sceglie Yngve Holen, artista noto nel panorama internazionale per una pratica scultorea che mette in relazione corpo, tecnologia, industria e cultura materiale contemporanea. Il suo lavoro, esposto in istituzioni e gallerie come Kunsthalle Basel, Galerie Neu, X Museum di Pechino e Spazio Maiocchi a Milano, analizza gli oggetti industriali come organismi contemporanei, spesso smontati, sezionati e trasformati in presenze ibride tra anatomia e macchina. Questa tensione attraversa anche Alien, una lampada-scultura prodotta in edizione limitata di 200 pezzi, costruita attorno a un nucleo in vetro fluorescente UV-reactive soffiato a bocca e montato su una struttura in alluminio lucidato. La forma deriva dalla scansione 3D ad alta risoluzione di una moldavite, pietra vetrosa generata circa 15 milioni di anni fa dall’impatto di un meteorite nell’area dell’attuale Germania meridionale.
L’oggetto appare così come un frammento extraterrestre sospeso tra reperto archeologico, manufatto industriale e organismo vivente, una presenza luminosa che sembra provenire da un tempo remoto o da un futuro ancora indefinito.
Nel lavoro di Holen il rapporto con gli oggetti non è mai neutrale: automobili, pneumatici, carcasse animali, componenti industriali o dispositivi tecnologici vengono costantemente manipolati e ricontestualizzati per mostrare le tensioni invisibili della società contemporanea. Anche Alien si inserisce in questa ricerca, ma lo fa attraverso un linguaggio più rarefatto e percettivo, in cui la luce introduce una dimensione quasi spirituale, pur mantenendo quella qualità ambigua e perturbante che caratterizza il lavoro dell’artista.
In questo senso, la collaborazione con GRAU riflette una trasformazione più ampia che sta attraversando il design contemporaneo: il progressivo superamento del confine tra arte, prodotto e installazione. La lampada non viene più letta soltanto come elemento funzionale o decorativo, ma come medium culturale e narrativo, capace di costruire immaginari e attivare relazioni emotive.
Alien si colloca esattamente in questo spazio intermedio: non completamente design, non completamente arte, ma un oggetto che usa la luce per interrogare il nostro rapporto con tecnologia, materia e percezione.





































