Tra luce e sperimentazione, gli interni di Nanda Vigo ridefiniscono il rapporto tra arte, architettura e design
“La casa di domani sarà fatta di luce”. Quando Nanda Vigo scrive queste parole nel 1968, immagina un'architettura capace di superare i propri confini fisici, trasformando lo spazio domestico in un'esperienza percettiva. La luce, gli specchi, le superfici riflettenti e il colore diventano strumenti per modificare la percezione degli ambienti, mettere in discussione le convenzioni dell’abitare e costruire nuove relazioni tra le persone e gli oggetti. È da questa visione che prende forma Nanda Vigo. Interni. La metafisica del quotidiano, il volume di 496 pagine pubblicato da Birkhäuser e curato da Silvia Groaz, che ricostruisce la produzione architettonica di Vigo esplorando discipline e scale differenti: dagli appartamenti agli ambienti sperimentali, dagli allestimenti alle scenografie, fino agli arredi e al cinema.

Protagonista dell'avanguardia milanese degli anni Sessanta, Nanda Vigo (1936–2020) ha attraversato oltre cinquant'anni di storia del progetto mantenendo una posizione difficilmente riconducibile a una singola disciplina. La sua ricerca si è sviluppata tra arte cinetica e programmata, architettura, design e sperimentazione radicale, intrecciando collaborazioni e relazioni con figure come Lucio Fontana e gli artisti del gruppo ZERO. Eppure, se la sua produzione artistica è ampiamente riconosciuta, gli interni rappresentano un territorio ancora in parte da esplorare. Il libro nasce proprio dalla volontà di restituire centralità a questa dimensione del suo lavoro, attraverso documenti d'archivio, disegni inediti, fotografie storiche e contemporanee, testimonianze di artigiani, collaboratori, amici e persone che hanno abitato gli spazi da lei progettati.
Ne emerge un universo domestico lontano dalle categorie tradizionali dell'interior design. Per Vigo, la casa non è semplicemente un contenitore da organizzare secondo criteri funzionali, ma un ambiente da vivere e interpretare. Gli oggetti perdono la loro identità convenzionale, le superfici modificano la percezione dello spazio, mentre luce e materiali costruiscono atmosfere sospese tra realtà e immaginazione.

Tra i progetti che raccontano questa visione c’è Uno scarabeo sotto una foglia, l'abitazione privata realizzata a Malo, in provincia di Vicenza, tra il 1964 e il 1969, su progetto architettonico di Gio Ponti, per la quale Vigo si occupa degli interni. Un dialogo tra architettura, arte e spazio domestico che trova un’altra espressione in Blue Habitat - Casa Blu, l'appartamento progettato nel 1967 a San Siro, Milano, per Waifro Spaggiari, in collaborazione con Franco Fiorio.
Due progetti che testimoniano la volontà di Vigo di superare i confini tradizionali dell'arredamento, facendo dell'interno uno spazio di sperimentazione e di ricerca percettiva. Il concetto di “metafisica del quotidiano”, che dà il sottotitolo al volume, sintetizza questa tensione tra dimensione concreta dell'abitare e desiderio di superarla. Una ricerca che attraversa epoche e linguaggi differenti, dalle sperimentazioni degli anni Sessanta fino alle contaminazioni con il postmodernismo e la cultura pop, senza rinunciare a un’idea di spazio come esperienza trasformativa. Il volume segue questa evoluzione attraverso tre sezioni, Costellazioni, Contesto ed Ephemera. La prima ricostruisce le traiettorie progettuali di Vigo, la seconda colloca il suo lavoro nel panorama culturale e professionale del secondo Novecento, mentre la terza raccoglie materiali d’archivio che documentano ambienti trasformati, scomparsi o rimasti fino a oggi poco conosciuti.
Le testimonianze raccolte restituiscono anche la dimensione vissuta di questi ambienti, raccontando come le sperimentazioni di Vigo siano entrate nella quotidianità di chi li abitava. Il libro restituisce così una dimensione fondamentale della ricerca dell'artista: la capacità di trasformare lo spazio domestico in un laboratorio di idee, dove architettura, arte e design smettono di essere discipline separate. E invita a rileggere il suo lavoro attraverso una domanda ancora attuale: fino a che punto la casa può modificare il nostro modo di percepire e vivere la realtà?





































