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Marocchino:Hebel, una nuova destinazione per il design da collezione

Milano — 15 ottobre 2026

Via Santa Marta, 14
Milano

In Cinque Vie, Marocchino:Hebel mette in relazione arredi modernisti, opere su carta e ceramica contemporanea, esplorando il modo in cui gli oggetti del passato possono contribuire a costruire nuovi immaginari domestici

Marocchino:Hebel Gallery nasce dall’incontro tra due percorsi diversi: quello di Michele Marocchino, collezionista con una particolare attenzione per gli interni del Novecento, e quello di Stefanie Hebel, con una lunga esperienza nel settore della moda e del retail. In via Santa Marta 14, nel quartiere milanese Cinque Vie Michele e Stefanie hanno dato vita a uno spazio che riunisce design modernista, opere su carta e ceramica contemporanea. 
La scelta di accostare queste discipline suggerisce una lettura del design che supera la distinzione tra arredo, arte e arti applicate, riportando l’attenzione sul modo in cui gli elementi convivono e contribuiscono a definire un ambiente. Il progetto trova una delle sue origini nella Casa di Fantasia, l’appartamento milanese progettato da Gio Ponti nel 1952 per la famiglia Lucano e acquistato da Marocchino nel 2019, successivamente reinterpretato dagli interior designer David/Nicolas. Più che un riferimento storico, quell’esperienza rappresenta una lezione sul modo di abitare gli oggetti e di costruire un interno attraverso accostamenti, materiali e dettagli capaci di resistere al tempo. È una prospettiva che si riflette nella ricerca della galleria, orientata soprattutto verso il Mid-Century Modern italiano e internazionale, con opere che attraversano un arco temporale dagli anni Venti ai Settanta e geografie diverse, dall’Italia alla Danimarca, dalla Francia al Brasile. 

Nella selezione figurano autori come Franco Albini, Gio Ponti, Aldo Tura, Gigi Radice, Willy Rizzo, Massimo Vignelli, Vico Magistretti e Venini, accanto a nomi internazionali come Marcel Breuer, Finn Juhl, Hans Wegner, Isamu Noguchi, Jean Prouvé, Sergio Rodrigues e Jorge Zalszupin. La notorietà dei progettisti è soltanto uno degli elementi che guidano la scelta: l’attenzione si concentra anche sulle varianti meno comuni, sulle lavorazioni, sulle essenze lignee e sulle caratteristiche che rendono un esemplare diverso dalla produzione più conosciuta.
Il valore di un oggetto emerge così dalla combinazione tra progetto, manifattura, conservazione e storia, senza esaurirsi nella firma che porta. In questo contesto, l’allestimento diventa parte integrante del racconto. Un divano brasiliano modernista può entrare in relazione con un disegno di Picasso del 1913, mentre sedute disegnate da Gio Ponti per una residenza privata milanese possono essere accostate a un tessuto contemporaneo. Sono combinazioni che richiamano il lavoro degli interior designer capaci di costruire ambienti attraverso la sovrapposizione di epoche e linguaggi, senza cercare una corrispondenza letterale tra ogni elemento.

 

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L’oggetto storico conserva la propria identità, ma acquista nuove possibilità di lettura quando viene sottratto all’isolamento tipico dell’esposizione museale o della presentazione commerciale. La presenza delle opere su carta e della ceramica contemporanea amplia ulteriormente questo approccio. Disegni, stampe e studi introducono nel percorso una dimensione grafica, mentre la ceramica porta in primo piano la relazione tra materia, gesto e forma scultorea.
Il confronto tra questi lavori e gli arredi crea un terreno comune nel quale la funzione non è più l’unico criterio per leggere un oggetto: contano anche la qualità formale, la tecnica, la superficie e il rapporto con ciò che lo circonda. È una prospettiva particolarmente interessante in un momento in cui il design da collezione attraversa contesti diversi, dalle gallerie specializzate alle fiere internazionali, fino ai progetti residenziali e all’hospitality. 

image-1792053113Michele Marocchino e Stefanie Hebel

La ricerca di Marocchino:Hebel sembra guardare proprio a questo spazio di relazione, rivolgendosi ad architetti, interior designer e collezionisti interessati a costruire interni personali, più che a raccogliere singole icone. Un altro aspetto riguarda il restauro degli arredi storici, prima di entrare in galleria, i pezzi vengono esaminati per valutarne le condizioni e individuare gli interventi necessari, affidati a restauratori e tappezzieri specializzati con l’obiettivo di preservarne l’originalità. In questo ambito, conservare non significa riportare necessariamente un oggetto a un’ipotetica condizione iniziale, ma comprenderne la storia, distinguere le tracce del tempo dai danni e intervenire senza cancellare le caratteristiche che ne definiscono l’identità. Materiali, tecniche costruttive e dettagli spesso poco visibili diventano così parte della conoscenza del progetto, oltre che elementi importanti per la sua autenticità. 





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© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 15 ottobre 2026

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