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Dalla buccia alle foglie: il design sta scoprendo l’ananas?

Design — 27 ottobre 2026

Lampade, sedute, sneakers, tessuti, materiali fonoassorbenti e bioplastiche: gli scarti dell’ananas tra design e ricerca

A Venezia, la buccia dell’ananas è diventata una lampada. Alla Milano Design Week 2026, una sedia. Alla Dutch Design Week, un tessuto jacquard. Nelle Filippine, persino un paio di sneakers. Considerate normalmente scarti della filiera alimentare e agricola, buccia e foglie dell’ananas stanno trovando applicazioni sempre più diverse, dall’arredo alla moda. E mentre i designer ne sperimentano texture e proprietà, la ricerca scientifica ne esplora le potenzialità come isolante acustico e termico, rinforzo per materiali compositi e materia prima per packaging biodegradabili.

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Uno degli esempi più recenti è Anova, la lampada portatile presentata a Homo Faber 2026, a Venezia, da Francesca Nori e Fabrizio Moiani di Vérabuccia, insieme all'architetto Davide Valoppi. Il nucleo stampato in 3D è rivestito in Ananasse™, materiale bio-based brevettato e ricavato dalla buccia dell'ananas. La superficie conserva volutamente la texture del frutto ed è composta da elementi applicati a mano che ricordano la forma della stella alpina e diffondono la luce. Vérabuccia lavora la buccia attraverso un processo brevettato, valorizzandone l'aspetto originario anziché trasformarla in un'alternativa alla pelle animale. La superficie ottenuta può essere utilizzata anche nel design, nell'arredo e negli accessori.

A Study in Counterbalance - Hemp Chair

Ma dell’ananas non si usa soltanto la buccia. Alla Milano Design Week 2026, la designer Veronica Olariu ha presentato A Study in Counterbalance - Hemp Chair all'interno di No Space for Waste di Isola Design Festival. Le due scocche curve della seduta sono realizzate con un composito che combina strati di tessuto di canapa e un'anima in feltro ricavato dalle fibre delle foglie d'ananas, sottoprodotto dell'agricoltura thailandese. La struttura si basa su un sistema di tensione e contrappeso, nel quale una corda e sottili elementi in legno mantengono in equilibrio le scocche, limitando la quantità di materiale necessaria. È ancora un prototipo e utilizza una resina epossidica, mentre la ricerca prosegue verso sistemi completamente bio-based: un dettaglio che mostra quanto la sperimentazione sui materiali sia ancora in evoluzione.

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Alla Dutch Design Week 2026, la ricerca sulle fibre d'ananas arriva anche nel settore della moda. All'interno di Island Under Pressure, la mostra organizzata dal Taiwan Design Research Institute (TDRI) negli spazi di Kazerne Design Lab a Eindhoven, il marchio taiwanese DYCTEAM presenta From Circular Materials to Everyday Wear. Sviluppato in collaborazione con 496 Fabric Lab, il progetto utilizza le fibre ricavate dalle foglie d'ananas, normalmente scartate dopo la raccolta, per realizzare un tessuto jacquard che combina questi filati con cotone rigenerato e PET riciclato. Un esempio di come la ricerca sui materiali possa incontrare le competenze dell'industria tessile e tradursi in nuove possibilità per l'abbigliamento quotidiano.

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Dalle foglie d'ananas arrivano anche le LAKAT Sustainable Sneakers, premiate tra i Best of Best del Seoul Design Award 2026. Il progetto filippino recupera le foglie che rimangono nei campi dopo la raccolta e ne estrae fibre successivamente filate e intrecciate per realizzare il tessuto delle tomaie. Le fibre d'ananas sono utilizzate anche nelle solette, mentre gli scarti della filatura vengono recuperati nelle suole, insieme alla gomma naturale. Il progetto non nasce quest'anno, ma nel 2026 ha raggiunto un nuovo traguardo: il 30 giugno Creative Definitions, l'azienda che lo sviluppa, ha formalizzato un accordo di licenza per utilizzare le tecnologie tessili del Philippine Textile Research Institute, rafforzando il legame tra ricerca, artigianato e produzione.

Ma le sperimentazioni sull'ananas non si fermano al design e alla moda. Uno studio pubblicato nel 2026 su ACS Omega ha utilizzato le fibre delle foglie d'ananas per sviluppare materiali fonoassorbenti. Ad agosto, Food Chemistry: X ha invece studiato la possibilità di trasformare gli scarti della lavorazione della bromelina, enzima estratto dall'ananas, in bioplastiche biodegradabili per il packaging. Dalla buccia alle foglie, fino ai residui di lavorazione, l'ananas sta trovando impieghi sempre più diversi. Non tutte le applicazioni hanno raggiunto lo stesso livello di maturità, né tutti i materiali ottenuti sono completamente bio-based. Ma la varietà dei progetti conferma quanto le potenzialità di questo frutto stiano attirando l'attenzione della ricerca sui biomateriali.





Tag: Design nuovi materiali Tecnologia Circolarità



© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 27 ottobre 2026

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