Chalet segreti, tra stufe in maiolica, boiserie in legno e memorie di famiglia: un viaggio nelle case private della Regina delle Dolomiti
Per capire davvero Cortina bisogna entrare nelle sue case. Non basta attraversarla tra boutique, piste da sci e terrazze al sole per coglierne l’anima. Ora che i riflettori internazionali stanno tornando ad accendersi sulla Regina delle Dolomiti in vista dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, la località si prepara ancora una volta a mostrarsi al mondo. Ma la sua identità più autentica resta nascosta dietro porte di legno massiccio, tra stube accese, tessuti spessi e salotti vissuti. È dentro gli interni che Cortina mostra davvero la sua storia fatta di famiglie, ospitalità, artigianato, dettagli tramandati più che ostentati. A raccontarla è La regina delle Dolomiti. Vivere a Cortina d’Ampezzo, il volume firmato da Servane Giol con le fotografie di Mattia Aquila (Ed. Marsilio Arte) che per la prima volta apre le porte di chalet, baite e dimore private spesso inaccessibili restituendo uno sguardo intimo su un lifestyle alpino fatto di eleganza silenziosa e memoria domestica.
Più che un libro di architettura, è un atlante emotivo. Le immagini si soffermano sui dettagli: stufe in ceramica e maiolica, camini in pietra, boiserie scurite dal tempo, pellicce adagiate su divani profondi, tavole apparecchiate come se fosse sempre festa. Il legno domina, scolpito, intarsiato, reinterpretato in chiave contemporanea. Ogni casa diventa un microcosmo, dove il décor non è scenografia ma biografia. Il racconto segue il ritmo delle stagioni. L’inverno è calore e materia: interni raccolti, luci basse, tessuti spessi, atmosfere ovattate. L’estate invece si apre al paesaggio: verande, vetrate spalancate sul verde, ferro battuto, rame, pietra dolomia. L’architettura dialoga con le montagne e sembra imparare dalla natura la propria grammatica essenziale.
© Credit: Mattia Aquila
Tra queste stanze passa anche la storia culturale di Cortina. Scrittori, artisti, intellettuali e celebrità hanno scelto qui il proprio rifugio: da Ernest Hemingway, habitué dell’Hotel de la Poste, a Indro Montanelli, fino alle figure mondane che hanno alimentato il mito della località come Ira von Fürstenberg e Marta Marzotto. Presenze diverse, ma accomunate dallo stesso desiderio: trovare qui uno spazio privato, lontano dal rumore.
