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Coltivare la materia, programmare la trasformazione

Milano — 18 febbraio 2026
© Madetrans

Dal biodesign alla manifattura digitale circolare: al Politecnico di Milano due nuovi laboratori ripensano il rapporto tra design, natura e produzione

Negli ultimi anni i biomateriali sono diventati uno dei temi più interessanti e trasformativi per il design e l’architettura contemporanei. Non si tratta solo di sostituire un materiale con un altro, ma di ridefinire paradigmi produttivi e sociali: utilizzare biomasse rinnovabili, scarti industriali del comparto tessile e moda, scarti organici e organismi viventi, come batteri, alghe e miceli, per generare materiali bio-based o biofabbricati capaci di evolvere nel tempo e interagire con il contesto ambientale. In un settore storicamente fondato sull’estrazione e sulla trasformazione industriale della materia, il biodesign introduce una logica opposta: collaborare con processi biologici, lavorare con la temporalità dei cicli naturali, progettare materiali che non si limitano a ridurre l’impatto, ma ambiscono a rigenerare ecosistemi.

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© Anastasia Prozorova, Ivanna Harulia, Giulia Fabro, Marta Figueiredo

È in questo scenario che il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano ha appena inaugurato due infrastrutture di ricerca che incarnano questa spinta innovativa: il B.Lab - Biodesign and Materials Design for Transition Lab e il Circular Fashion-Tech Lab, entrambi pensati per rispondere alle sfide urgenti della transizione ecologica e digitale dei sistemi produttivi e sperimentali. L’opening, avvenuto presso il campus Bovisa Durando alla presenza della Direttrice del Dipartimento di Design, Paola Bertola, e delle referenti scientifiche Valentina Rognoli e Daria Casciani, si inserisce nelle strategie di sostenibilità e innovazione dell’Ateneo nell’ambito dell’iniziativa Made in Italy Circolare e Sostenibile attraverso il progetto Fashion-Tech Design for Circularity (FasT4C) con fondi del PnRR NextGenerationEU. 

Il B.Lab è dedicato al biodesign e allo sviluppo di pratiche progettuali orientate alla circolarità e alla rigenerazione. Qui il design non seleziona semplicemente materiali esistenti, ma entra nel processo stesso di generazione della materia: si sperimentano biomasse locali e rinnovabili, sottoprodotti industriali, flussi di scarto organico e non, integrando biofabbricazione, approcci DIY e tecniche produttive più tradizionali. Il laboratorio è attrezzato per attività di biofabbricazione che includono l’uso di funghi e miceli, considerati non solo risorse ma veri e propri attori del processo progettuale. Il punto non è solo tecnico, ma culturale. Il “bio” diventa una dimensione attiva del progetto: una forma di intelligenza materiale fatta di comportamenti, temporalità e trasformazioni con cui il designer è chiamato a dialogare. Si indagano anche fenomeni come la biorecettività, ovvero la capacità dei materiali di accogliere e supportare la colonizzazione di forme di vita, aprendo scenari in cui superfici e architettura possono diventare sistemi dinamici, capaci di interagire con l’ambiente circostante. Il materiale non è più un elemento inerte, ma parte di un ecosistema in evoluzione che richiede ai progettisti di sviluppare una mentalità ecologica.

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© CFTLAB_Circular Feedstock

Accanto a questa ricerca sui biomateriali, il Circular Fashion-Tech Lab lavora sulla twin transition digitale e sostenibile nel settore moda, integrando tecnologie di scansione 3D e digitalizzazione del corpo, sistemi CAD 2D e 3D per la progettazione parametrica dei capi personalizzati, stampanti 3D desktop e un braccio robotico collaborativo per la manifattura additiva e il disegno digitale su tessuto, sperimentando nuove modalità di produzione flessibile, locale, on-demand e a basso impatto. 

In continuità con questo approccio, il laboratorio lavora sulla trasformazione degli scarti tessili, che diventano il punto di partenza del progetto: attraverso l’uso di tecnologie digitali e la sperimentazione in laboratorio, i materiali vengono reinseriti in nuove filiere creative e trasformati in sistemi tessili innovativi, come ad esempio nuovi filamenti per la stampa 3D o moduli strutturali realizzati con il ricamo digitale, per stabilizzare e valorizzare le fibre riciclate. Questo approccio dà vita a una forma di artigianato eco-aumentato, in cui il sapere manuale e la sensibilità per il materiale si integrano con le tecnologie digitali, ampliando le possibilità creative senza perdere il controllo umano sul processo. In questa prospettiva, il digitale non è solo uno strumento operativo, ma un dispositivo strategico per ripensare la filiera, ottimizzare le risorse e abilitare modelli produttivi più responsabili.

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© CFTLAB_Collaborative_Robotics

Due direzioni complementari che mostrano come il design possa intervenire lungo l’intero ciclo dell’innovazione, dai materiali ai processi, ridefinendo le logiche produttive contemporanee e generando nuove forme di valore ambientale, tecnologico e culturale. In questa prospettiva, il progetto si configura come spazio di integrazione tra dimensione biologica, digitale e progettuale, delineando nuovi modelli di produzione e trasformazione capaci di coniugare sostenibilità, innovazione e responsabilità.





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© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 18 febbraio 2026

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