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Martino Gamper e l’arte di reinventare gli oggetti

Design — 18 maggio 2026
BEFORE, AFTER & BEYOND, 2024 © Angus Mill

Tra assemblaggio, riuso e sperimentazione, il designer altoatesino ha costruito negli anni una pratica libera e anti-disciplinare

Martino Gamper non ha mai davvero progettato per categorie. Troppo artigiano per essere soltanto designer industriale, troppo irregolare per aderire a un’idea disciplinata del progetto, troppo curioso per fermarsi a una sola scala. Da oltre vent’anni il designer altoatesino, nato a Merano e basato a Londra, attraversa interni, installazioni, collectible design, insegnamento, performance e ricerca con un approccio libero e quasi istintivo, dove assemblaggio, manualità e ricombinazione diventano strumenti per mettere continuamente in discussione gli oggetti e il loro significato.

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100 Chairs in 100 days all City Gallery, Wellington, New Zealand 2017, © Shaun Waughke, Courtesy Nilufar Collection

Molti continuano ad associarlo soprattutto a 100 Chairs in 100 Days, il progetto manifesto del 2007 in cui realizzò cento sedie in cento giorni utilizzando parti recuperate, ibridando tipologie, riferimenti e materiali fino a trasformare uno degli oggetti più codificati del design in qualcosa di imprevedibile, ironico e quasi narrativo. Ma ridurre Gamper a quel progetto sarebbe limitante. In fondo tutta la sua pratica sembra ruotare attorno alla stessa idea: smontare gerarchie, attraversare discipline e riportare il progetto in una dimensione più fisica, diretta e sperimentale.

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© Filippo Pincolini

Anche la sua formazione racconta bene questa traiettoria fuori asse. Prima l’apprendistato come ebanista in Alto Adige, poi gli studi di scultura a Vienna, il passaggio da Michelangelo Pistoletto e infine il Royal College of Art di Londra sotto Ron Arad. Un percorso che tiene insieme cultura artigianale mitteleuropea, arte e progettazione e che ancora oggi continua a riflettersi nel suo atelier-laboratorio di Hackney, più vicino a uno spazio di sperimentazione che a uno studio tradizionale.

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BEAULIEU-SUR-MER TABLE, 2018 © Christian Gulfer

Nel lavoro di Gamper il riuso non è mai soltanto una posizione etica o una risposta all’economia circolare. È soprattutto un metodo progettuale e mentale. Oggetti trovati, frammenti di mobili, sedie anonime o pezzi di maestri del passato diventano repertori aperti da smontare, reinterpretare e “risignificare”, come scrive Marco Sammicheli, autore del libro Martino Gamper, appena uscito e pubblicato da Electa all’interno della nuova collana The Design Series, dedicata ai protagonisti del design europeo contemporaneo. Il volume ripercorre oltre trent’anni di lavoro attraverso progetti, studi londinesi, installazioni e collaborazioni, restituendo il ritratto di un designer che ha sempre attraversato liberamente discipline, linguaggi e scale diverse.

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DESIGN IS A STATE OF MIND, 2014–2015 © Luca Meneghel

Più che costruire uno stile riconoscibile, Gamper sembra aver costruito un modo diverso di guardare agli oggetti: più fluido, aperto e meno definitivo. Nel suo lavoro convivono senza gerarchie design industriale, artigianato, installazione, ricerca manuale e produzione in serie. Ed è forse proprio questa libertà a rendere ancora oggi il suo lavoro così sorprendente”.





Tag: Design Interior design Libri



© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 18 maggio 2026

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