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Compasso d’Oro 2026: il design oltre l’oggetto

Design — 25 maggio 2026
Courtesy of ADI Design Museum

Dai prodotti industriali ai sistemi culturali, dalla sostenibilità all’accessibilità: la XXIX edizione del premio racconta un design capace di leggere la complessità del presente

A più di settant’anni dalla sua nascita, il Compasso d’Oro continua a essere molto più di un premio. Nato nel 1954 da un’intuizione di Gio Ponti e de La Rinascente, il riconoscimento promosso da ADI ha sempre funzionato come uno strumento di lettura del presente attraverso il progetto, capace di intercettare trasformazioni industriali, culturali e sociali prima ancora che estetiche. E la XXIX edizione, premiata venerdì 22 maggio all’ADI Design Museum di Milano, sembra confermarlo con particolare chiarezza. Più che una semplice selezione di prodotti, il Compasso d’Oro 2026 restituisce infatti una mappa del design contemporaneo dove oggetti, servizi, sistemi, ricerca e comunicazione tendono sempre più a sovrapporsi. Non è un caso che nelle motivazioni della giuria emerga con forza l’idea di un design “sempre meno confinato alla dimensione dell’oggetto e sempre più orientato alla costruzione di sistemi complessi”: una progettualità che oggi si misura con responsabilità ambientali, infrastrutture, trasformazione del lavoro, inclusione e impatto sociale.

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© MDFItalia Array Snohetta © shestakovych studio

La giuria internazionale - composta da Giovanna Carnevali, Lorenza Baroncelli, Giovanni Brugnoli, Luciano Galimberti e Jasper Morrison - ha premiato venti progetti che restituiscono bene questa direzione, attraversando settori e scale molto diverse tra loro. Accanto a progetti fortemente industriali come la lampada da tavolo Bilboquet di Philippe Malouin per Flos, compaiono lavori che affrontano temi molto più ampi: +Vicino da lontano, sviluppato da Anako insieme a diverse università internazionali per migliorare la vita dei profughi; Felix R di Loccioni, robot ferroviario basato sull’intelligenza artificiale; oppure Nuance, dispositivo acustico sviluppato per Luxottica che lavora sul rapporto tra tecnologia indossabile, benessere e accessibilità. Tra i vincitori emerge anche una forte attenzione alla sostenibilità come tema concreto e non più soltanto dichiarato. È il caso di Array, il divano progettato da Snøhetta per MDF Italia, che lavora su riduzione di peso, componenti e materiali in una logica pienamente circolare; ma anche di Trespolo di Giulio Iacchetti per Orografie, sgabello-tavolino che riflette sull’essenzialità tipologica attraverso un gesto progettuale ridotto al minimo, o della poltrona D’Antan di Raffaella Mangiarotti per De Padova, che rilegge il linguaggio dell’imbottito classico in una forma asciutta e contemporanea.
Il Compasso d’Oro nella categoria Design per il Sociale a The Glitch Camp di IED, il primo campeggio urbano gratuito per studenti internazionali durante la Milano Design Week, premiato per il suo approccio inclusivo e collettivo.

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PALAZZO CITTERIO - GRANDE BRERA

Parallelamente, le 38 Menzioni d’Onore allargano ulteriormente il campo, costruendo una costellazione eterogenea che attraversa arredo, editoria, mobilità, sanità, musei, urbanistica e comunicazione. Tra queste compaiono Palazzo Citterio - Grande Brera, firmato da Mario Cucinella per la Pinacoteca di Brera, esempio di come il progetto museale oggi lavori sempre più sulla relazione tra architettura, spazio pubblico e accessibilità culturale; la Ferrari 12Cilindri, la collezione Nico di Minotti, la madia Origata di Porro e la poltrona Continuum D.163.7 di Gio Ponti rieditata da Molteni&C e Bonacina1889. Tra le menzioni anche SuperWire di Flos progettata da Formafantasma, il podcast “Cosa c’entra” di Chiara Alessi per Il Post e Museo Egizio di Torino: progettato per tutti, disegnato su ciascuno, progetto dedicato all’accessibilità museale. Segnali di quanto il design italiano oggi si muova sempre più tra ricerca industriale, produzione culturale e responsabilità sociale.

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SEDIA '64_CAPPELLINI, AG Fronzoni, 1964

Accanto ai premi principali, il Compasso d’Oro alla Carriera è stato assegnato a figure che hanno segnato in modi diversi la cultura del progetto italiana: Giovanni Arvedi, Oscar G. Colli, Aldo Colonetti, Lorenzo Delladio, Pietro e Antonio Galimberti di Flexform, Paola Lenti, Alberto Meda, Patrizia Moroso e Antonio Romano. Tre anche i premi dedicati ai prodotti storici entrati nell’immaginario del design italiano: la Sedia ’64 di AG Fronzoni per Cappellini, il Tavolo Eros di Angelo Mangiarotti per Agape e il celebre Tavolo con ruote di Gae Aulenti per FontanaArte. A questi si aggiungono le Targhe Memorabili dedicate a Claudio De Albertis, Rodolfo Dordoni e Francesco Trabucco. Infine, uno sguardo alle nuove generazioni con i tre Compasso d’Oro Young assegnati a Sentimetro di Alessandro Brutti, StainEraser di Beatrice Duina, Filip Malata e Francesca Corona, e Uno di Erik Bruno Kollmorgen e Vincenzo Magni. Progetti diversi tra loro, ma accomunati dall’idea che oggi il design non possa più limitarsi alla forma: deve produrre relazioni, immaginare scenari e prendere posizione rispetto alla complessità del presente.

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Uno - Erik Bruno Kollmorgen e Vincenzo Magni





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© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 25 maggio 2026

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