Più caldo, decorativo e materico, il metallo abbandona gli immaginari industriali e hi-tech per diventare uno dei protagonisti più interessanti del design contemporaneo
Alla Milano Design Week 2026 il metallo era ovunque. Ma non nel modo in cui ce lo aspettavamo. Non più soltanto acciaio lucidissimo, superfici hi-tech o immaginari industriali legati al minimalismo tech. Quest’anno il metallo ha cambiato carattere: si è fatto più caldo e decorativo. È una trasformazione interessante, perché arriva dopo anni dominati dal metallo “freddo” del neo-futurismo e delle superfici specchianti. Una sorta di soft industrialism che attraversa collectible design, installazioni e nuovi linguaggi dell’abitare.
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Casa NM3
L’abbiamo visto a Casa NM3, l’installazione con cui lo studio fondato da Delfino Sisto Legnani, Nicolò Ornaghi e Francesco Zorzi - da sempre legato all’uso radicale dell’acciaio - ha trasformato la propria sede di via Farini. Ispirandosi al Velvet and Silk Café progettato nel 1927 da Lilly Reich e Ludwig Mies van der Rohe, tende morbide definivano percorsi e pause, mentre storage systems in acciaio, cucina, tappeti e oggetti personali dei designer costruivano un ambiente intimo. Anche De Castelli, insieme ad Antonio Marras, ha esplorato una dimensione più narrativa del materiale. Nell’installazione The Geometry of Chaos, presentata nello showroom del brand, paraventi, lampade, specchi e superfici ossidate trasformavano ottone e rame in elementi dalla forte presenza decorativa, sospesi tra design, artigianato e racconto.
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Lare, Millim Studio × Poignée © Eller Studio
Tra i progetti più sperimentali, molto interessante Lare, cabinet in alluminio progettato da Millim Studio per Poignée ed esposto allo Spazio Vito Nesta. Ispirato all’idea del camino come centro della vita domestica, trasforma il metallo in una superficie vibrante: la finitura satinata e le sottili frange inclinate catturano e frammentano la luce, generando riflessi in continuo movimento che ne amplificano la dimensione decorativa. Ad Alcova ci è piaciuta la Glimpse Floor Lamp del duo ucraino Anna e Sergii Baierzdorf di Furn Object. Scultorea, la lampada combina metallo e vetro in una composizione verticale fatta di volumi morbidi e aperture calibrate che modulano la diffusione della luce. Sempre ad Alcova abbiamo notato anche le Rayos Hanging Lamps di Pepe Valenti, parte della collezione Chromo Genesis, che utilizzano superfici cromate e riflettenti per trasformare la luce in materia progettuale, giocando sulla continua relazione tra oggetto, ambiente e osservatore. Mentre, a Villa Pestarini, abbiamo apprezzato molto l’ingegnoso Ango Lare, un progetto di Boccamonte che prosegue la ricerca di Luisa Castiglioni sulle orme e le prestazioni dei corpi illuminanti. La lampada dialoga con due pareti convergenti, a cui aderiscono due triangoli specchiati, fissati ad angolo e incernierati tra di loro. Un led a ponte proietta la luce sugli specchi, ridisegnando ed espandendo il limite fisico della stanza.
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Metalia, Natalia Criado e Laboratorio Paravicini
La stessa tensione tra funzione e presenza scultorea emergeva anche in Silhouettes: Celebrating 15 Years, la mostra con cui Muller Van Severen ha celebrato quindici anni di ricerca. Presentata nello spazio Ordet con Apartamento e Tim Van Laere Gallery, l’esposizione riuniva grandi candelabri in alluminio dove il metallo perdeva rigidità funzionale per diventare segno e presenza. Più raccolto, ma perfettamente in linea con questa sensibilità è Metalia, il progetto presentato da Natalia Criado con Laboratorio Paravicini in via Nerino. La collezione univa le ceramiche dipinte a mano di Paravicini agli oggetti metallici di Criado - coppe, posate, tazze e accessori per l’aperitivo - trasformando il contrasto materico in un racconto sulla ritualità contemporanea della tavola. Nell’installazione The Invisible Table, gli oggetti apparivano sospesi nello spazio, quasi privati del loro peso. Da Deoron ci ha colpito The Incremental Collection del designer finlandese Vincent Laine. La collezione esplora il passaggio da una semplice lastra di acciaio inox a una seduta attraverso una serie di piegature progressive che definiscono struttura e schienale in un unico gesto. Un esercizio di sottrazione che affida al materiale stesso la costruzione della forma.

Body in Tension, Manu Pagliosa
Ma la ricerca sul metallo non passa soltanto attraverso la struttura. Al SaloneSatellite 2026, molto interessante anche il lavoro della designer brasiliana Manu Pagliosa: Body in Tension, una collezione in cui il metallo è trattato quasi come una pelle, curvato e reso più fluido e corporeo, lontano dalla tradizionale rigidità industriale.
Che non si tratti di una lettura limitata alla Milano Design Week lo conferma anche ELEMENT: METAL, la mostra ospitata a maggio a Schloss Hollenegg, in Austria, e curata da Alice Stori Liechtenstein. Più che una ricognizione sul materiale, l’esposizione ha riunito designer come Sabine Marcelis, Philippe Malouin, Max Lamb, Junko Mori e Ildar Wafin attorno alle molteplici possibilità espressive del metallo, tra lavorazioni artigianali, ricerca formale e sperimentazione contemporanea. Più che il ritorno di un materiale, quello emerso nel 2026 sembra essere un cambio di prospettiva: il metallo non viene più utilizzato soltanto per esprimere precisione e performance, ma anche per costruire atmosfere, racconti e nuove forme domestiche.
Tag: Milano Design Week Fuorisalone 2026 Product Design Design
© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 08 giugno 2026





































