Dai prodotti in ceramica per la casa ai capi di homewear fino all’interior design: il linguaggio progettuale di Fabiola Di Virgilio e Andrea Rosso
Chi è passato dalla casa-studio di REdDUO, alla Milano Design Week dell’anno scorso, non può averla dimenticata: un appartamento vecchia Milano sospeso tra memorie architettoniche anni Trenta e un approccio contemporaneo in cui la materia dettava il ritmo. REdDUO, il progetto multifunzionale nato nel 2020 dall’unione creativa di Fabiola Di Virgilio e Andrea Rosso, lavora con una precisione che arriva dall’artigianalità e una libertà che nasce dalla contaminazione. Le loro collezioni spaziano da prodotti in ceramica per la casa ai capi di homewear, offrendo un’esperienza che intreccia design, moda e ritualità quotidiana. Dalle ceramiche Third Eye ai tessili upcycled di Loads of Lines, fino a Casa REdDUO, sviluppata con una rete di partner - dalle texture materiche di Kerakoll ai tessuti di Dedar, dai tappeti JOV alle luci di Leucos - il duo costruisce una visione di progetto in cui identità stilistica e pratiche quotidiane trovano un equilibrio spontaneo. Una ricerca che continua a espandersi, anche nel dialogo con brand come Very Simple Kitchen o Acerbis, dove la loro sensibilità incontra nuove scale e linguaggi. Abbiamo intervistato REdDUO per approfondire il loro punto di vista anche in merito a “Essere Progetto”.

REdDUO x VERY SIMPLE KITCHEN
Chi è oggi REdDUO, come vi definite? Che background avete, e qual è la vostra cifra stilistica?
REdDUO oggi è un organismo vivo: una coppia, una conversazione continua tra due sensibilità diverse. Fabiola proviene dall’architettura e dall’art direction, con radici nella moda e nel mondo visivo; Andrea dalla ricerca sui materiali, sostenibilità e la sua creativa innovazione, e fa parte di un grande gruppo moda. La nostra cifra stilistica nasce proprio da questa dualità: materia + gesto, funzionalità + istinto creativo, artigianato + quotidianità.
Siamo attratti dalle superfici tattili, dalle imperfezioni che raccontano l’uomo, dai colori che non gridano ma accompagnano. Ogni nostro progetto cerca un equilibrio tra passato e presente, tra memoria e reinterpretazione contemporanea.
L’appartamento presentato alla Design Week 2025 sembrava oscillare tra casa vissuta e spazio espositivo. In che modo progettate questo doppio registro senza perdere autenticità?
Per noi la casa non è mai un set, ma nemmeno un luogo neutro. È uno spazio che respira, che cambia con noi, e che inevitabilmente racconta una storia. Quando progettiamo, lasciamo che la parte “vissuta” conviva con la parte “comunicata”. La mise en scène non è una costruzione artificiale: è un modo per rendere visibile l’essenza di un luogo, per far emergere le sue qualità più intime.
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CASA REdDUO_ph. Giulio Ghirardi
Collaborate con artigiani della ceramica, laboratori sartoriali, atelier specializzati. Qual è l’aspetto del processo artigianale che più condiziona il vostro modo di progettare?
L’artigianato ci educa alla lentezza, alla precisione e all’ascolto, anche alla pazienza in diversi casi! Nulla nasce di colpo: si prova, si sbaglia, si aggiusta, si impara. Ci colpiscono due elementi: la mano, perchè ogni gesto lascia una traccia, un’imperfezione che diventa identità. E il ritmo: il tempo dell’artigiano non è negoziabile, è parte del risultato. Quando progettiamo, teniamo conto di questi due aspetti e così lasciamo spazio alle variazioni, accettiamo l’imprevisto, e costruiamo gli oggetti come piccole architetture emotive.
I vostri pezzi sembrano oscillare tra intimità, scena e uso quotidiano. Come nasce la “misura” emotiva di un oggetto?
La misura nasce da un dialogo: tra funzione, estetica e atmosfera. Ogni oggetto deve avere un ruolo pratico, ma anche una presenza estetica che accompagna chi lo usa. Ci chiediamo sempre: come verrà usato? Che sensazione comunica nella stanza? Che tipo di luce assorbe o riflette, che colore assumerà in un determinato ambiente? È un processo intuitivo, quasi fisico: ascoltiamo il materiale osserviamo come si comporta nello spazio e troviamo quella “nota” emotiva che rende un oggetto REdDUO intimo, essenziale, ma capace di trasformare un gesto quotidiano in un piccolo rituale.

REdDUO_Loads of Lines_ph. Alessandro Oliva
Collaborare con realtà come Alias, Kerakoll, Dedar, JOV, Vimar vi portano a dialogare con culture progettuali molto diverse. Come si mantiene un linguaggio riconoscibile anche quando cambia il contesto?
Per noi il linguaggio non è uno stile da applicare, ma una sensibilità che portiamo con noi. Ci sono elementi che rimangono costanti, come la ricerca materica, l’attenzione verso la tattilità, la stratificazione dei colori, una certa calma estetica, mai gridata, un equilibrio tra rigorosità e imperfezione. Quando collaboriamo con partner diversi ascoltiamo sempre la loro storia e la trasformiamo attraverso il nostro filtro. Non imponiamo REdDUO: lo integriamo, facendo incontrare due mondi in un luogo comune.
Guardando alla vostra storia, sembra che REdDUO abbia scelto un percorso di espansione “per contaminazione” più che per scala. C’è qualche nuovo ambito che vorreste esplorare?
Sì, il wellness contemporaneo. Siamo affascinati dagli spazi di cura, hammam, spa, bagni rituali come luoghi di silenzio e intimità. Ci piacerebbe esplorare questo universo con il nostro linguaggio, sperimentando superfici materiche, colori delicati e atmosfere morbide, dove la luce e la materia diventano parte dell’esperienza sensoriale. Stiamo già costruendo un dialogo in questa direzione.

REdDUO_Third Eye Collection_Ph Ilaria Orsini
“Essere Progetto”: come lo interpretate?
Per noi “Essere Progetto” significa considerare il progetto come una parte viva del nostro modo di stare al mondo. Non è un esercizio formale, ma un processo quotidiano che evolve con noi. Significa ascoltare lo spazio, interpretare la materia, osservare i gesti, abitudini quotidiane e lasciare che la “vita” entri nel progetto. Il tema di Fuorisalone 2026 per noi vuol dire essere permeabili, aperti, curiosi e permettere che le cose nascano non da un’idea rigida, ma da una relazione e unione.
Tag: Essere Progetto Interviste Design Product Design Fuorisalone 2026
© Fuorisalone.it — Riproduzione riservata. — Pubblicato il 23 febbraio 2026


































